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Tra le varie relazioni presentate al VII convegno nazionale di demodoxalogia, c'è da segnalare quello di Dora Drago Lopez Jordan, giornalista, insegnante, demodoxaloga e scrittrice, sul tema "Contributo del giornalismo e della scuola alla tutela del patrimonio naturale, etnico, storico artistico". Sottolineata l'importanza del patrimonio naturale, storico e artistico e l'opportunità del simposio su tale argomento, dato il pericolo di irreparabili rovine che sovrastavano tale patrimonio (siamo nel 1967, quarant'anni fa!), Dora Drago affronta il problema sotto l'aspetto demodoxalogico: dell'educazione e della rieducazione della pubblica opinione, a seconda che si trattasse di pubblici in età evolutiva o di pubblici adulti. L'autrice afferma che in questo caso è la stampa (divulgativa, tecnica, quotidiana, cinematografica, radiotelevisiva) che avrebbe dovuto svolgere la sua opera di penetrazione nella maniera più efficace.
Per quanto concerne i pubblici in età evolutiva indicò dover essere la scuola a occuparsene. Per l'educazione scientifica tale problema doveva sempre esser visto come educazione al rispetto e all'amore per la natura, ed essere risolto alla luce delle perenni esperienze dello spirito umano che, se pur lanciato alla conquista di nuovi mondi, non può prescindere dallo studio di quelle discipline umanistiche che stanno alla base della sua formazione. Anche sul piano dell'educazione artistica Dora Drago insiste sulla necessità del rispetto e dell'amore per l'arte: oltre che prevenire danni gravissimi recati alle opere d'arte dall'uomo come dal tempo, si farebbe anche opera di avvicinamento fra i popoli che, con sempre crescente interesse, guardavano all'arte, specie a quella italiana. Questa opera di educazione si sarebbe dovuta compiere, secondo Dora Drago, anche per mezzo dei giornali per ragazzi; i quali invece - con pochissime eccezioni - per il sadismo, l'erotismo e la violenza dei loro contenuti, recavano un danno immenso allo spirito dei giovani. Per tale motivo concluse la relazione rivolgendo un accorato appello agli editori affinché cessassero la loro opera deleteria e volessero dar vita ad un giornalismo veramente moderno e insieme vivo, interessante e sano.
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