| 24 Dicembre 2008
Era la vigilia di Natale, una giornata piena di sole, che faceva più pensare ad una giornata primaverile che ad una invernale. Giulio bighellonava per i marciapiedi affollati di gente frettolosa, piena di pacchetti, affannosamente allegra. Improvvisamente, si trovò davanti ad un grattacielo che saliva su, fino al cielo, appunto. Davanti a lui luccicavano due immense porte di cristallo, che si aprivano e si chiudevano al passaggio delle persone. Colto da improvviso spirito di avventura, Giulio s'intrufolò tra le gambe di un gruppo di persone ed entrò nel grande atrio. Dentro, la gente scompariva in capaci armadi dalle porte metalliche e da un'altra parte fuoriusciva in piccoli plotoni ordinati e frettolosi. Giulio imbucò uno degli armadi già affollato, le porte si chiusero e la stanzetta sfrecciò via, su, verso l'alto. Ogni tanto si fermava e scendevano un po' di persone. Alla fine, Giulio rimase solo nella cabina che sembrava volesse arrivare in cielo. Dolcemente, il pavimento si fermò e le porte si aprirono su un vasto locale illuminato da ogni parte dal sole. Nella grande stanza, in mezzo a salotti e librerie, troneggiava una grande scrivania. Giulio si avvicinò e notò che vi era seduto un signore che gli chiese:
“Cosa cerchi, piccolo? Ti sei perduto?”
Giulio non poteva vedere la faccia dell'uomo, per via del sole, ma riuscì a leggere una grossa targa proprio a livello dei suoi occhi. “Zaccheo Zacchei direttore”.
Giulio si spostò di fianco alla scrivania e scrutò attentamente l'imponente figura.
“Non mi sono perso. Volevo vedere che c'era dentro il grattacielo. Di che cosa sei il direttore?”
“Ma del giornale La notizia !!! E questo grattacielo... la parte alta di questo grattacielo... è il giornale!”
“Ah, ma allora tu sei cattivo! Molto cattivo!”
“Che? Cattivo? Io?”: il direttore ci pensò un attimo su, pensando alle sue cattiverie, ma poi concluse che, ammesso che ci fossero, che ne poteva sapere il bambino? “Perché sarei cattivo, dì?”aggiunse infine.
“Come, perché? Non sei tu che scrivi le cattive notizie che il mio babbo legge sul giornale? Non sei tu che rattristi la gente con le cattive notizie? Sei cattivo, lo vedi da te!”
Il direttore era sconcertato. Non era lui a volere che le notizie fossero cattive... però... gliene era importato mai nulla dell'effetto che potevano avere sulla gente? No. Ma che stupido, di che andava a preoccuparsi, ora?
“Dov'è la tua mamma? Possiamo telefonarle, così ti verrà a prendere, eh?” chiese, volendosi levare di torno il piccolo seccatore.
“E così tu continuerai a scriver cattive notizie, vero?” chiese Giulio, con aria severa.
“Non posso fare diversamente, se arrivano notizie cattive!”
“Ma tu puoi scriverle buone... almeno sul giornale di domani: è Natale!”
“Ma benedetto ragazzino, non sono io a volere che le notizie siano cattive! Io le scrivo e basta! Ed ora basta con queste ciance: dammi il numero di telefono, che chiamo tua madre.”
“Me ne vado da solo, altroché!”
Mentre infilava l'ascensore, l'appendiabiti di legno, che molti anni prima era stato un albero, sentì uno strano formicolio per tutte le venature. Lo Spirito del Natale, che è nascosto in ogni albero, ne uscì fuori. La stanza fu attraversata da una strana folata di nebbia lucente che giunse al cuore dell'uomo e poi ai circuiti delle macchine telescriventi, che si fermarono improvvisamente. Le cattive notizie non arrivarono più. Tutti gli uomini si fermarono qualche attimo a riflettere su cosa stavano facendo. La nebbia luminosa avvolse ognuno e lo Spirito del Natale raggiunse il cuore della gente. Lentamente le cose cambiarono e piano piano le telescriventi si rimisero in funzione.
La mattina di Natale, i giornali riportavano notizie confortanti: “Cessati i combattimenti...”; “Ladri incalliti diventano generosi e lavorano gratis!”; “Ogni malinteso chiarito!”; “E' cambiato qualcosa? La gente non ha più fretta!”: le telescriventi avevano trasmesso notizie rassicuranti, notizie di armonia e pace. In tutto il mondo uscirono giornali che descrivevano un mondo migliore.
Era il giorno di Natale, ormai. L'allibito signor Zaccheo leggeva con soddisfazione le buone notizie che il suo giornale, finalmente, aveva stampato e pensava con tenerezza a quel ragazzino che, ne era sicuro, doveva essere all'origine dello strano fenomeno.
“Matilde, che ne dici di invitare Giulio e la sua famiglia qui, per goderci il fuoco del ceppo tutti insieme?”
“Volentieri! Così passeremo la la serata in compagnia!”
Quanto tempo era che suo marito non aveva un'idea simile? Arrivò la sera e trovò Giulio in braccio al signor Zaccheo. Avevano entrambi un'aria sognante, mentre guardavano il fuoco sgranocchiando frutta secca e dolciumi.
Gli altri giocavano allegramente a tombola e non sentirono il risolino dell'appendiabiti: “Mi fai il solletico!” diceva allo Spirito del Natale che tornava a nascondersi. E quest'ultimo: “Hai letto cosa c'è scritto sull'ultima pagina del giornale di oggi?”
Insieme sbirciarono verso le pagine sparse sul pavimento e lessero:
“Buon Natale a tutti i lettori di questa fiaba, grandi e piccini, con l'augurio che il loro cuore voglia scrivere solo buone, buonissime notizie. Felicità!”.
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