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copertina domenica del corriere

- La "Domenica" dell'8 ottobre 1899

Abbiamo spesso distinto una notizia (nozione di un fatto accaduto, reale, in teoria oggettivo) dalla sua confezione in messaggio con le conseguenti alterazioni percettive ascrivibili ad un atto volontario oppure al contesto emittente o ricevente: spesso, la percezione del ricevente è frutto della sommatoria di tali fattori.

Su La7, Antonello Piroso ha ripreso la sua trasmissione Niente di personale. Per pubblicizzarla si sottolinea il tema di fondo delle trasmissioni di quest'anno: poiché è facile costruire una notizia usando in modo mirato immagini non coerenti, Piroso, in qualità di conduttore della trasmissione, tenterà di ricondurre le notizie alla realtà che le ha generate, intervistando persone informate dei fatti e riproponendo una nuova lettura dei documenti. Negli spot promozionali della trasmissione vengono focalizzati come strumenti di "costruzione della notizia" fotografie e filmati: queste immagini presentate al pubblico in modo finalizzato, possono far credere reale quanto non lo è.

Questi trailer, di taglio decisamente demodoxalogico, ci portano a una piccola puntualizzazione sulla diversa efficacia (virtuosa o viziosa) dell'impiego di immagini nell'allestimento dei messaggi e del loro abbinamento a un testo scritto, o a un commento vocale, con funzione di didascalia.

Dunque, i cinque sensi del corpo umano ricevono informazioni che vengono trasmesse al cervello, il quale le gestisce agendo e reagendo a favore dell'organismo di cui fanno parte. Tale gestione è in parte inconsapevole e in parte no. Se avviciniamo le dita a qualcosa che scotta, prima ancora di rendercene conto, abbiamo ritirato la mano. Se stiamo sbucciando una patata con un coltello affilato faremo attenzione, calcoleremo secondo per secondo l'interazione dinamica fra la forza muscolare impiegata, la resistenza della patata alla lama, la velocità di esecuzione dell'operazione e via elencando. Se lo facciamo in modo distratto, possiamo ferirci, prima che i sensori corporei ce ne diano segnale.

Da prima della nascita, il nostro cervello incamera una quantità di dati sensoriali e cognitivi: impara a gestirli. Spesso associa ad una sensazione percepita la situazione ambientale del momento o l'evento nell'ambito del quale o per cui essa si è generata. Se è piacevole, tenderà in futuro a non diffidare di una situazione analoga. Se è spiacevole, indipendentemente dall'oggettiva esistenza di un pericolo o un danno, tenderà a porsi in allarme.

Associando una carezza a un sorriso, a un apprezzamento, a una ricompensa, si tende a non diffidare di chi ci avvicina sorridendo, ci tende le mani amichevolmente, ci loda e magari ci offre qualcosa. Associando un ceffone a un ghigno, a un rimprovero, a un deprivazione, a un disagio, si tende a diffidare di qualsiasi fonte di tali segni. Razionalmente, possiamo analizzare quanto abbiamo di fronte e magari renderci conto che chi ci sta trattando male lo sta facendo per burla, oppure che la famosa caramella offerta da uno sconosciuto potrebbe essere sospetta. Irrazionalmente, reagiremo secondo i condizionamenti ricevuti (Pavlov).

Chi ben conosce questi meccanismi può artefare ad hoc una notizia (neutra) in messaggio mistificatorio e tendenzioso.

La comunicazione a mezzo di immagini e filmati raggiunge il primo e il secondo livello di percezione da parte del ricevente: la percezione visiva e l'archetipo a essa legato. Solo in un secondo momento e non sempre consapevolmente, il ricevente farà l'autopsia ragionata dell'immagine ricevuta e dei contesti di invio e ricezione. Non è detto che riesca anche a essere critico o ad attribuire, sul momento, importanza alla cosa (percezione del dettaglio, ma non dell'insieme attuale, pregresso e probabilmente futuro).

Se in prima pagina di un quotidiano vedo una vignetta umoristica, specie se di grande formato, ne vengo attratto e vengo attratto dalla didascalia perché me ne determini oppure mi confermi il significato (scopo del messaggio). Se al suo posto c'è un'immagine fotografica, la percepirò e codificherò in base alle mie esperienze emotive e cognitive. Solo in un secondo momento, e non sempre, leggerò la didascalia o l'articolo con questa funzione in rapporto all'immagine associata. In televisione, spesso, al racconto di notizie dell'ultima ora vengono associati filmati attinenti, ma già visti in precedenza, anche reiterati più volte in tempi diversi: non sempre viene precisato che sono immagini d'archivio.

Tutto si basa sul principio che un'immagine arriva al destinatario senza che costui abbia il tempo per filtrarla, analizzarla, criticarla, valutarla. Infatti, si legge la didascalia sempre dopo aver visto l'immagine, che spesso è aggiunta proprio per attirare l'attenzione dello spettatore. Se la didascalia è sonora, si provi a visualizzare lo stesso filmato senza l'audio. Una didascalia mistificatoria può dare corpo a una falsa notizia propalata per condizionare in modo tendenzioso, tanto il singolo che l'opinione pubblica. I quotidiani di un secolo fa erano costituiti da due fogli, otto facciate. Le immagini erano rarissime. Il pubblico dei giornali era limitato. Spesso i quotidiani erano affiancati da un'edizione settimanale o "illustrata".

Si pensi alla Domenica del Corriere (immagine sopra): le sue prime pagine hanno fornito per decenni una quantità di archetipi visuali e concettuali a lettori, analfabeti e gruppi familiari.

Spesso attratti da una fotografia, leggiamo l'articolo in cui è impaginata, magari con una frase di didascalia corpo otto, e ci rendiamo conto solo dopo averlo letto che l'articolo non attiene all'immagine. In modo consapevole o inconsapevole, continueremo a pensare sia all'immagine sia all'articolo, e soprattutto all'incongruenza fra i due. Lo scopo di chi ha confezionato tale comunicazione all'opinione pubblica sarà stato raggiunto: captare una quota maggiore di attenzione sul messaggio che effettivamente si è voluto far arrivare al ricevente; messaggio che deriva dalla combinatoria di elementi spuri e contraddittori che apparentemente minimizzano la credibilità di un tale messaggio, rafforzandolo.

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