| 27 Aprile 2009
Proseguiamo l'analisi di come l'informazione presenta la cronaca nera. Questa volta esaminiamo i casi di due rapine presentate bene in evidenza nello stesso numero di un giornale: una avvenuta nel capoluogo, l'altra in un paese della provincia. Alla prima rapina è stato dato più spazio, forse anche per le seguenti evidenze: bottino di 34 mila euro contro i 12 mila della seconda; bottino interamente recuperato dopo un conflitto a fuoco seguito da due arresti contro i 12 mila scomparsi insieme ai rapinatori nella seconda.
L'ipotesi sembra confermata anche dal giornalista che scrive: "mai una rapina aveva avuto in quelle zone un epilogo così fulmineo e allo stesso tempo fruttuoso per le forze dell'ordine". Sembrerebbe un'esaltazione dell'opera complessiva delle forze dell'ordine contro un "colpo preparato con estrema cura", ma subito l'articolista precisa che il descritto epilogo "lo si deve in gran parte ai due agenti di Pubblica Sicurezza che, senza fare un solo movimento più del necessario, mantenendo sangue freddo nonostante i pericoli a cui andavano incontro, hanno catturato due dei rapinatori e consentito il recupero del bottino e delle armi".
Come a dire che le forze dell'ordine non sono organizzate per la lotta alla malavita e quando qualche raro successo si ottiene, lo si deve all'iniziativa di qualche agente coraggioso. Questo concetto sembra ripetersi, anche se indirettamente, nel commento del giornalista autore dell'articolo sulla rapina avvenuta nel paese della provincia: "subito dopo l'allarme è scattata una vasta operazione cui partecipano i carabinieri dei paesi del comprensorio. E' stato impiegato anche un elicottero, ma dei rapinatori, finora nessuna traccia".
Insomma, il giornalista sembrerebbe far capire che malgrado l'enorme schieramento delle forze di zona impegnate in una vasta operazione, con l'impiego addirittura di elicotteri, c'è stato un fallimento della polizia nel rintracciare i rapinatori.
Un tentativo di far recuperare credibilità alle forze dell'ordine lo fa il giornalista autore del servizio sulla rapina del capoluogo (avvenuta il giorno successivo a quella nel paese della provincia) quando riporta "una ipotesi tutt'altro che trascurabile, fondata su una serie di riscontri, è emersa nella tarda serata di ieri in Questura: che gli stessi rapinatori, cioè abbiano compiuto tutte e due le rapine, quella in provincia e quella nel capoluogo". Ma questo commento non fa che aggravare la posizione delle forze dell'ordine che mentre stanno effettuando con tutti i mezzi "la vasta operazione" dopo la rapina in provincia, permettono agli stessi rapinatori di organizzarsi per effettuare, addirittura il giorno dopo, la rapina nel capoluogo.
Per il resto i due giornalisti tendono a presentare ai lettori ambedue le rapine in tono esaltato ed emozionante: "una raffica di proiettili sparati dagli agenti di P.S."; "una sventagliata di mitra, con cui uno dei rapinatori ha protetto la sua fuga"; "una Volante della Questura, in servizio poco prima delle 13, appunto per prevenire le rapine, s'è trovata davanti alla Banca, mentre i banditi erano ancora dentro gli uffici ad arraffare soldi"; "erano ben quattro le vetture con il motore acceso pronte alla fuga intorno alla Banca"; "si presume che in tutto, siano stati sei o sette gli uomini impegnati"; "aveva preso il mitra al metronotte, dopo averlo immobilizzato"; "velocissime fasi della rapina"; "due banditi con il volto scoperto e pistole alla mano"; "fulmineo colpo"; "i due hanno agito con molto sangue freddo e estrema determinazione"; "nessuno ha potuto abbozzare la benché minima reazione"; "uno dei banditi, tanto per dimostrare che si stava facendo sul serio, ha allungato un calcio alla schiena del direttore della Cassa Rurale ed ha strappato subito dopo i fili del telefono"; "la macchina è partita a razzo verso la periferia".
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