| 14 Maggio 2009
L'opinione pubblica non esiste. Esistono tante opinioni che vengono manifestate pubblicamente da un'infinità di aggregati umani e, per questo, dette opinioni pubbliche. Ad esempio, gli interessi e di riflesso l'opinione della categoria dei medici dentisti si coagulano intorno a delle tematiche corporative che sono diverse dalle tematiche del medico di base; ed entrambe diversissime dalle aspirazioni (aspettative di gruppo) non solo dei braccianti o degli operai ma anche degli avvocati o degli artigiani. Ci possono essere dei valori che attraversano tutte le categorie, ma con peso e preminenza diversi rispetto alle aspettative fondamentali.
C'è stata un'epoca in cui tutti gli italiani si riconoscevano intorno ai valori di Dio, patria e famiglia. Nel dopoguerra il Movimento Sociale Italiano è sorto intorno al valore-guida della Patria (essenza del nazionalismo e della destra): tale valore è andato in dote al partito di Silvio Berlusconi, cioè a un movimento politico sorto come antagonista del comunismo e intorno ai principii del liberalismo. Ma gli elettori che seguono la politica e votano con cognizione di causa sono pochi: la "massa" elettorale - anche quella con istruzione superiore - guarda alla politica con diffidenza e attraverso le cronache più vivaci. I programmi politici sono sconosciuti: da una tornata elettorale all'altra rimangono impressi alcuni slogan e qualche nome più presente degli altri in tv o sui giornali. Quindi quello tipico è un elettore disinformato, che si aggiorna nel cerchio delle relazioni personali (casa, ufficio ecc.) con altri elettori disinformati come lui. Da qui nasce l'opinione pubblica di quel gruppo di persone che si ritrova d'accordo su comuni interessi.
Un parlamentare della prima repubblica diceva: se agli elettori hai promesso dieci e non l'hai mantenuto, alle elezioni successive prometti cento: ti voteranno.
Il partito comunista e quello socialista hanno inneggiato alla solidarietà internazionale contro i padroni e al riscatto delle classi più deboli, allora rappresentate soprattutto da contadini e operai. La casa, una vita più dignitosa, l'avvenire per i figli hanno rappresentato per anni valori-traguardo. Da una società preminentemente agricola si è passati all'industrializzazione. La maggioranza degli italiani è divenuta proprietaria dell'immobile in cui vive, in molte famiglie c'è più di un'auto, le vacanze sono a portata di tutti: alle classi sono subentrati i ceti. Il piccolo imprenditore, l'artigiano, il professionista, l'impiegato pubblico e privato, e così via; ciascun agglomerato sociale ha specifiche caratteristiche, aspirazioni e valori.
L'informatica, che come previsto da Marshall McLuhan ha globalizzato il mondo, ha rimescolato le carte anche sul piano dei valori tradizionali, delle aspirazioni e dei bisogni. I valori emergenti sono il denaro, l'apparire e la soddisfazione personale; qualcuno può anche chiamarli disvalori, ma l'appellativo non cambia la sostanza delle cose. La cosiddetta opinione pubblica - sommatoria di tante opinioni in contrasto tra loro - istintivamente cerca dei valori (idee guida in grado di realizzare le aspirazioni) che l'appaghino. I partiti politici, che sanno instillare nelle menti la parvenza del riconoscimento in un valore, conquistano consensi e voti.
Nella Democrazia Cristiana le varie anime che la formavano si riconoscevano intorno alla dottrina cattolica. Ora, secondo il nostro parere, Antonio Di Pietro prende voti più per aver chiamato il suo partito Italia dei valori (quali?) che per la concreta azione politica. E il successo di Berlusconi si può attribuire soprattutto all'immagine di imprenditore di successo che gli attribuisce il suo popolo di professionisti, bottegai, artigiani (e qualche operaio): questi concittadini, interpretando male il concetto di libertà, si augurano di arricchirsi pagando poche tasse e, al limite, con qualche elusione o evasione fiscale portata a buon fine.
Ma ci sono anche altri valori, altri partiti e altri pubblici.
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