| 20 Gennaio 2010
Concludiamo la sommaria e veloce analisi effemerocritica su alcuni articoli di cronaca nera apparsi sulla stampa quotidiana. Esaminiamo dunque due incidenti causati dall'involontario scoppio di un ordigno bellico residuato della seconda guerra mondiale. Un articolo è presentato nelle brevi di nera e l'altro in una posizione di evidenza: differenza forse dovuta al grado di gravità dell'incidente (nel primo caso un ferito, nel secondo un morto) e forse per sottolineare alcuni aspetti umani della vicenda. Infatti il morto era un operaio che, secondo la descrizione del giornalista, "come ogni sabato, dopo cinque giorni di duro lavoro, in un cantiere, va a prendersi cura del suo piccolo uliveto". Il giornalista tende cioè a fornire l'immagine dei sacrifici della gente operosa e semplice e di una tragedia avvertita e sentita da tutto il piccolo paese ove si era verificata: paese costituito interamente di lavoratori, operai e agricoltori o, come nel caso del soggetto della tragedia, di tutte e due le cose insieme.
In uno dei due articoli la descrizione riassume quanto detto: "il paese l'ha saputo subito. Nei bar, davanti alle fermate dei pullman, fra gli operai che tornavano dal lavoro, non s'è parlato d'altro". Il giornalista, nel riportare questo evento scende in difesa degli interessi dei lavoratori contro il potere e le autorità che non dovrebbero permettere il verificarsi di simili tragedie: lo fa riportando le contestazioni degli operai ("tutti hanno ricordato il dramma dell'ultima guerra, con parole dure verso chi ancora non si è preoccupato di liberare le campagne dai molti residuati bellici che vi sono rimasti") e, in chiusura di articolo, ricordando che in quelle zone "solo due mesi fa, due bimbi sono rimasti dilaniati da un proiettile di mortaio. Ieri è accaduta un'altra tragedia. E nessuno, fra enti locali e autorità competenti sembra darsene per inteso".
L'articolo sembra poi esaltare le fasi concitate degli eventi: "un tremendo urlo di dolore"; "non ha fatto neanche in tempo a giungere al più vicino ospedale"; "il residuato bellico gli aveva spazzato via gli arti interiori; "la moglie, forse guidata da un tragico presentimento, scendeva correndo all'impazzata verso i campi"; "i primi soccorsi, un'auto di fortuna". E ancora, sottolinea l'operosità e la mitezza della povera gente quando l'agricoltore poggia la zappa a terra e comincia a lavorare di piccone. Un colpo dietro l'altro, con pazienza, fino al momento della tragedia.
Con queste note termino la serie di articoli dedicati alla cronaca: non ho seguito una rigorosa metodologia poiché il mio modesto lavoro vuole semplicemente ipotizzare che gli avvenimenti vengano riportati seguendo uno stesso canovaccio e ripetendo le solite frasi fatte: cambiano i luoghi e i personaggi ma per il resto gli articoli sembrano tutti uguali. Restano le differenze tra i diversi giornali per quanto concerne lo stile e l'indirizzo della testata. Credo siano proprio queste differenze ad influenzare l'opinione dei lettori.
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