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Quotidianamente ci si riferisce all'opinione pubblica, addirittura molti opinionisti e altrettanti politici la invocano per rafforzare le loro tesi. Ma esiste l'opinione pubblica? In quanto tale è un concetto astruso: un agglomerato di tante opinioni anche discordanti fra loro. Questo perché ogni nicchia ha una sua opinione e, addirittura, una singola persona appartenendo a nicchie diverse ha tante opinioni a seconda del ruolo che in quel momento svolge (si veda "Presupposti psicosociali all'inchiesta demodossalogica" sulla rivista Sociologia dell'Istituto Luigi Sturzo, anno XXVII, n. 1-3 del 1993).

Secondo la demodoxalogia esistono un'infinita varietà di pubblici che sviluppano, intorno a un'idea o ad un capo, delle opinioni personali convergenti che contraddistinguono quel determinato pubblico o nicchia. E' l'opinione pubblica di quel pubblico! Per esempio, quando gli abituali lettori di una testata giornalistica seguono con costanza (quindi nel tempo) il loro giornale - a meno che non lo facciano per ragioni professionali o di studio - vuol dire che approvano, se non tutto, almeno buona parte dei messaggi pubblicati. Altro esempio: se un cliente si reca sempre nello stesso negozio vuol dire che è soddisfatto o della qualità della merce, o della cortesia del personale, o per altri motivi o più motivi insieme. E' l'opinione di quel cliente nei riguardi dell'esercizio commerciale e, insieme all'opinione convergente di altri clienti, rappresenta l'opinione pubblica relativa a quella nicchia commerciale.

Si possono ricoprire più ruoli (es. genitore, lavoratore, melomane, attivista di partito, buongustaio ecc.) ma assai difficilmente più di due o tre contemporaneamente; cioè nella stessa ora e luogo: a casa, sul lavoro, a teatro, nella sede del partito o al ristorante. Ma nella stessa ora e luogo ci saranno altri individui con un'opinione pressapoco omogenea. Così come sarà convergente l'opinione di quelle persone che in ore e luoghi diversi leggono lo stesso libro o sono entusiasti di un certo autore. O di quei genitori che svolgendo il loro ruolo nei confronti dei figli sviluppano preoccupazioni o speranze simili che rientrano nella più vasta nicchia dell'opinione pubblica dei genitori.

L'opinione pubblica di nicchia non si forma da un giorno all'altro ma si sviluppa più o meno velocemente con la ripetizione di quel ruolo nel tempo (podestà dei genitori, lettura, acquisto ecc.), così come, una volta acquisita, si dissolve molto lentamente, più per la mancata reiterazione che in presenza di fatti nuovi (generalmente!). Non c'è bisogno di scomodare Charles-Louis Montesquieu per ribadire che, vivendo in un frattale geografico o periodo storico, non si sviluppano solo i dialetti locali ma anche le tradizioni e la cultura, formando così l'opinione pubblica di quella porzione di territorio (borgata, paese, regione, nazione). Ne abbiamo già trattato negli atti del seminario di demodoxalogia svolto a Roma l'11 e 12 settembre 2004.

I sondaggi campionari, come ancora oggi concepiti salvo qualche innovazione da parte di ricercatori seri, non tengono conto dell'importanza strategica della diversità d'opinione delle nicchie e danno una media che è solo matematica. Cioè non corrisponde alla reale situazione di quella pretesa opinione pubblica che altro non è che una indistinta sommatoria di pubblici spesso diversissimi fra loro. Non sono sondaggi di pubblico ma di folla, secondo la tradizionale distinzione riportata nel corso online di demodoxalogia. Per esempio, un tifoso di Silvio Berlusconi potrebbe non approvare la sua linea di governo o una fervente cattolica avere posizioni diverse sulla castità o l'eutanasia. Non sono cose da poco ai fini dell'interpretazione dell'opinione pubblica! Come demodoxaloghi riteniamo che quando non si parla di opinioni di nicchia ma in generale di campionamenti sarebbe più adatta la definizione di opinione sociale, proposta da Mascia Ferri, studiosa della cosiddetta opinione pubblica.

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