| 16 Agosto 2010
Le recenti prese di posizione di due autorevoli personaggi, l'uno dell'industria e l'altro della politica, possono essere ricondotte ad una, se non la principale, modalità che caratterizza la new age (di cui la società occidentale ha varcato la soglia senza percepire la portata del mutamento epocale). Sui giornali degli ultimi giorni leggiamo che Sergio Marchionne, amministratore delegato Fiat, ha alzato la posta e lanciato un ultimatum ai sindacati (Il Sole-24 Ore), mentre Silvio Berlusconi leader del Pdl ha preteso il massimo della durezza contro Gianfranco Fini (La Stampa). Gli atteggiamenti di Marchionne e Berlusconi mettono al centro dell'azione e dei valori se stessi o il proprio gruppo (per uno l'azienda, per l'altro il partito) a scapito degli interessi sociali.
Nel 1986, concludemmo l'Inchiesta demodossalogica sul post-industriale sostenendo che:
"L'ideologia legittima governi e situazioni di potere, ma muta secondo i vari cicli storici che, a loro volta, racchiudono le lotte per l'esistenza (la cosiddetta lotta di classe) e l'evoluzione della scienza e della tecnica completando così l'incastro storico-sociale-culturale [...] Non c'è posto per le ideologie o la coscienza. E' un superamento delle teorie a lungo raggio, quindi un riflesso nella quotidianità, imperniata sui sensi e sulla qualità della vita. L'idea di una società pianificata è pressoché caduta per far posto ad una società dominata dai sensi (la vista abituata alle visioni colorate degli spettacoli e dello schermo del computer, il corpo sollecitato dallo sport e da una maggiore attenzione) e dalla soddisfazione personale. Dall'evasione nel misticismo, vero o falso che sia, ed al limite nella droga [...] Dato che la società è articolata in gruppi sociali e istituzioni interconnessi fra loro e guidati da leaders, assume rilevante importanza la funzione di leadership come guida al cambiamento, in ogni settore: dall'economia alla politica, dalla cultura ai rapporti sociali. Per cambiare occorre avere la sensazione di quanto sta avvenendo e modificare, di conseguenza, le strutture presenti nella società [...] Lo scontro non è più fra la classe egemone e quella subalterna, ma fra chi è orientato al futuro e chi difende il passato. Questa distinzione non taglia in due la società ma si interseca all'interno delle stesse componenti classiche del mondo del lavoro [...] lo scontro fra le due forze classiche è più sfumato e c'è la possibilità di accordi di una parte con l'altra e divisioni in seno allo stesso versante [...] Cambia non solo il modo di produrre ma anche come e per chi, e di conseguenza mutano i rapporti tra lavoratori ed imprenditori ed i rapporti di potere [...] In una società che ha tutto, l'economia (il prodotto lordo nazionale) non può subire battute d'arresto, deve pertanto inventare occupazione e prodotti di consumo, anche se effimeri. Deve suscitare desideri e bisogni: la cura del corpo attraverso palestre e prodotti per la pelle; vacanze in posti sempre più lontani e diversi; maggiori conforts nella casa e fuori; ricercatezza nel cibo anche attraverso le diete; esigenze particolari nel vestiario, nello spettacolo e nella cultura. Sorge quindi l'attenzione all'estetica che è un fattore di società sensistica [...] Ma dato che la società post-industriale sarà più consapevole della precedente, che sarà portata verso una maggiore conoscenza e cultura, si contraddistinguerà per la capacità di ideazione ed iniziativa e sarà più disunita rispetto all'attuale perché ciascuno rappresenterà se stesso"
Il tarlo della glorificazione e conservazione del potere per se stessi o il proprio gruppo ha corroso anche le istituzioni, che invece dovrebbero essere la sede delle compensazioni sociali a tutela dell'intera collettività. Le scelte politiche e di parte ci sono sempre state ma come designazione di una voce di contrasto con l'altra (come nel Consiglio superiore della magistratura) o per la rappresentanza di legittimi interessi industriali o di categoria (es. le nomine nel mondo dell'economia).
Questa volta nella tribolata designazione dei rappresentanti nel CSM (la massima istituzione della magistratura) le scelte sono cadute su qualche compare di merenda, a dimostrazione del vento nuovo che soffia anche sulle istituzioni. Tralasciando le normali designazioni di partito (Annibale Marini, Niccolò Zanon, Matteo Brigandì, Glauco Giostra, Michele Vietti) il presidente del Consiglio dei ministri vi ha messo un suo avvocato difensore (Filiberto Palumbo) così come ha fatto Massimo D'Alema con il suo avvocato di fiducia (Guido Calvi) e il ministro della Giustizia con il suo consigliere ministeriale (Bartolomeo Romano). Ancora più eclatante la nomina del nuovo ministro alle attività produttive, in sostituzione del dimissionario Scajola, che si trascina di settimana in settimana da lungo tempo: Berlusconi avrebbe voluto designare Paolo Romani ma è stato stoppato in alto loco: perché? Il ministero ha la competenza sull'emittenza radiotelevisiva e in un momento di fondamentali decisioni sulle scelte tecnologiche ai più era apparsa inopportuna la scelta su colui che ha messo in piedi Mediaset e che, tuttora, rappresenta il berlusconismo nel settore dei media. Altro che conflitto d'interesse: siamo in presenza di nepotismo economico! In attesa del nuovo ministro, il dicastero resta nelle mani di Berlusconi (cioè di Mediaset) Non c'è da meravigliarsi, nella new age predomina, come detto, l'interesse per se ed il proprio circondario. Tante monadi egocentriche ognuna in conflitto con l'altra.
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