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Dopo anni di considerazioni sulla demodoxalogia, cioè sugli aspetti (la realtà) e le percezioni (l'apparenza) della vita sociale attraverso le manifestazioni espresse dalla gente (l'opinione pubblica), si è rafforzata in me la convinzione della validità dei fondamenti espressi dai padri che studiarono i comportamenti della collettività umana, a cominciare da Gustave Le Bon con il suo Psicologia delle folle sino ai giorni nostri: l'imitazione e la suggestione sono una componente fondamentale nell'indirizzare i comportamenti. Da quando il neonato incomincia a distinguere quello che vede intorno, sino alla scelta di una merce nel negozio o all'espressione "della volontà popolare" nel segreto dell'urna elettorale, i cinque sensi selezionano ed inviano alla memoria, tramite il sistema nervoso centrale, milioni di messaggi che si rafforzano con la ripetizione o la compatibilità con precedenti invii, creando quegli stimoli che determinano le scelte. Ma a volte, se non spesso e specie nell'età giovanile, i messaggi ricevuti (visivi, acustici ecc.) forniscono informazioni su aspetti limitati creando pregiudizi o sensazioni distorte. A questo contribuiscono, anche in buona fede perché loro stessi figli di un tale meccanismo, i genitori, la scuola, le religioni, gli organi d'informazione e così via.

I demodoxaloghi, oltre a rilevare statisticamente le tendenze di opinione attraverso indagini (non sondaggi) specifiche su determinati pubblici o leader d'opinione, confrontano gli avvenimenti tra loro nello spazio e nel tempo alla ricerca di situazioni analoghe, se non nella forma almeno nella sostanza: in questo modo si dà più importanza ai silenzi o alle voci fuori dal coro in quanto informazioni non provenienti da chi "comunica" ufficialmente o autorevolmente. Inoltre, con tale metodo si sfronda la comunicazione o l'evento dai vari rami dispersivi con i quali vengono arricchite le comunicazioni per meglio indottrinare l'utente o sviarlo dall'essenza del fatto.

Prendiamo ad esempio la morte del tenente Alessandro Romano in Afghanistan, rilevando statisticamente la "forza comunicativa" data dai mezzi di informazione (soggetti che hanno diffuso la notizia) all'opinione pubblica (i convenuti che hanno ricevuto la notizia). Una prima stonatura si nota nel minore spazio dato all'evento, anche nei giorni successivi, rispetto a precedenti casi, con l'aggiunta di una scarsità di informazioni in proposito, come se si volesse distogliere l'opinione pubblica da quella tragedia. Infatti, mentre gli altri militari italiani sono stati vittime di attentati questa volta il caduto apparteneva ad un speciale corpo militare addestrato alle incursioni nei covi; quindi sarebbe morto in una vera e propria operazione di guerra condotta da truppe create ad hoc e mantenute segrete. Ricordiamo che quando il Parlamento italiano ha stanziato le somme necessarie per il proseguimento della permanenza delle forze "di pace" in Afghanistan non si era specificata la presenza degli incursori: una disinformazione per mascherare, con lo strombazzamento della presenza in funzione dell'addestramento della polizia locale e del pattugliamento del territorio, segrete azioni di guerra.

Un altro caso di informazione "impoverita" per creare pregiudizi o convinzioni errate è quello della scuola di Adro (Brescia) spumeggiante di simboli della Lega Nord. Non c'è dubbio che in un ambiente che porta all'esaltazione dei fondatori (Gianfranco Miglio) e delle tradizioni padane i giovani assimilino concetti e valori che li rendono più propensi ad accettare anche il partito che sbandiera tali progetti: è la forza dell'informazione inconscia percepita dai sensi. Possiamo accettare per buona la dichiarazione del sindaco che l'emblema del sole delle Alpi (simbolo della Lega) si ritroverebbe negli antichi palazzi del suo paese e pertanto è preesistente al partito e fa parte della cultura locale e Padana (denominazione culturale e non geografica), ma resta il fatto che i simboli (bandiere, effigi dei capi, riferimenti di appartenenza ecc.) sono in funzione del convincimento o controllo sociale. Mariastella Gelmini, ministro della Pubblica Istruzione, ha invitato il sindaco a rimuovere i controversi emblemi in quanto contrastanti con lo spirito di unità nazionale: ma con lo stesso ragionamento dovrebbero essere rimossi anche i crocefissi dai luoghi pubblici in quanto retaggio della fine del potere temporale dello Stato del Vaticano (breccia di porta Pia nel 1870) e del successivo trattato di pace siglato da Benito Mussolini e rinnovato da Bettino Craxi.

L'eccesso di simboli o indottrinamento (politico o religioso) altro non è che la manifestazione dell'autoritarismo di regimi vecchi e nuovi, dalla Cina ai fondamentalisti (arabi o nostrani), passando per gli "ismi" del Novecento. Oltre a vietare i simboli della Lega il ministro Gelmini dovrebbe vietare anche l'indottrinamento alla fede cattolica sin dalla prima elementare con insegnanti scelti dalla Curia: una manifestazione, di concetti "ripetuti" per otto anni e nei momenti di crescita culturale dei giovani, che indirizza ad una visione monca della realtà e pertanto alla creazione di pregiudizi.

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