| 11 Settembre 2007
Non bastano le leggi ed i programmi, occorrono anche stanziamenti finanziari e diverse modalità d'arruolamento.
Si discute per rendere più sicura la vita dei cittadini, dalle rapine come dagli incidenti automobilistici, dalla questua ai raggiri, dalla droga all'estorsione, e così via. Si è riunito il Consiglio dei ministri, ne parlano i politici e i giornalisti; il ministro competente Giuliano Amato ha proposto nuove norme che fanno discutere, specie la sinistra oltranzista.
Ha giustamente osservato l'ex magistrato ed ex sottosegretario Alfredo Mantovano, durante la trasmissione Omnibus (La7) del 7 settembre scorso, che oltre ai programmi occorre dotare le forze dell'ordine di congrui stanziamenti, poiché - se a detta del ministro Amato - manca un miliardo di euro nell'annua dotazione del ministero dell'Interno, "a metà anno le auto della polizia resteranno ferme per mancanza di benzina". A cosa valgono quindi i proclami e le leggi repressive se non ci sono i fondi?
E' notorio che le forze di polizia non sono adeguatamente pagate (salvo alcune categorie di dirigenti) anche a fronte dei rischi che corrono, contribuendo alla demotivazione nella professione e alle lusinghe (per fortuna rare) di favoreggiamenti. Infatti da noi ci si arruola nelle forze dell'ordine (polizia, carabinieri e guardia di finanza) più per mettersi al sicuro con un posto statale che per essere al servizio della tutela della collettività onesta.
In Svizzera per entrare in polizia occorre dimostrare: a) di avere un titolo di studio superiore, b) di lasciare un posto di lavoro occupato. Una scrematura che vale più di mille concorsi: è la prova che ci si arruola per vocazione e non per la sicumera del posto fisso e sicuro. Le indagini sull'ambiente familiare, le frequentazioni e le amicizie del candidato completano il criterio di assunzione.
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