| 26 Settembre 2007
“Ambiente” spesso significa qualcosa intorno a qualcos'altro o a qualcuno. Gli umani si insediano in un ambiente e lo modificano; le varie specie animali hanno bisogno di ambienti specifici, che modificano ciclicamente; i fattori climatici determinano le condizioni ambientali...
La definizione demodoxalogica (demo: popolo; doxa: opinione; logos: discorso) di ambiente parte dal presupposto che l'ambiente non sia circostante a qualcuno o a qualcosa, bensì sia continuamente modificato dalle interazioni dei suoi componenti, che condizionano e sono condizionati. Il damodoxalogo assimila l'ambiente a un triangolo equilatero, i cui angoli sono territorio, popolazione, risorse tangibili e intangibili. E' evidente che ogni variazione di ampiezza di uno dei tre componenti, influenzerà quella degli altri due.
Ogni componente l'ambiente, sia esso vivente o no, risentirà profondamente di ogni variazione dell'ambiente stesso, modificandosi a sua volta e condizionando diversamente chi lo ha condizionato. Alcune specie si estinguono perché altri fattori ambientali hanno modificato le condizioni che ne permettevano la sopravvivenza. L'attuale aumento di temperatura globale fa scomparire il ghiaccio; la carenza di piogge regolari porta alla desertificazione; l'iper produzione di scorie limita le possibilità espansionistiche dei loro stessi produttori. Come esiste una catena alimentare, dove ogni specie dipende dalla disponibilità di altre specie, le condizioni ambientali agiscono su tutti i componenti l'ambiente, variando continuamente la qualità dell'aria, delle acque, dei suoli, delle forme di vita.
Ogni azione dei componenti l'ambiente è basata sulla convenienza, spesso immediata. La ricerca di convenienza immediata genera una economia dagli effetti evidenti nel breve raggio. I suoi effetti nel tempo e nella qualità dell'ambiente futuro, in genere, vengono percepiti come “danni”, molto tempo dopo quelle scelte di breve economia generate da una convenienza apparente e sicuramente settoriale. Percepire l'ambiente nel suo insieme è difficile. Percepire l'armonia e/o la disarmonia dei suoi fattori ancora più difficile. Eppure, ogni azione da parte di chiunque vi incide.
Per tutti il motore è la speranza di profitti sia tangibili che intangibili. L'ambizione umana al perseguimento settoriale di immagine, convenienza, potere è limitata soltanto dal margine di sopportabilità e convenienza economica di sfruttamento, in senso lato, dell’ambiente considerato nel breve, medio, lungo e lunghissimo termine, ma anche in rapporto alle dinamiche globali. Di fronte al raggiungimento, o al superamento del margine suddetto, l'uomo tenta di correre ai ripari. I provvedimenti da prendere dovrebbero essere tanto focalizzati sul problema, quanto sugli effetti che tale correzione avrà su tutto il sistema. Se la riparazione è inadeguata o sproporzionata, genera molte reazioni concatenate impreviste, indesiderate, dannose, a loro volta difficilissime da sanare o gestire.
E' mistificatorio parlare di “ambienti incontaminati”; è pretestuoso offrire esperienze naturalistiche “selvagge”; è pericoloso permettere l'accesso incondizionato a visitatori di ogni genere in aree protette o in riserve “naturali” conservando le abitudini da urbanizzati. La luce artificiale condiziona pesantemente la vita degli animali, in particolare quelli selvatici. I rumori (dalle voci a quelli provocati dalle industrie, dalla musica ad alto volume, dai fuochi d'artificio o dal traffico) fanno altrettanto. Persone o veicoli che attraversino o costeggino continuamente una riserva naturalistica, a piedi o su veicoli a motore, e si intrattengano convivialmente ai suoi margini o al suo interno, fanno peggio.
Delle due, l'una: si acceda con rispetto e moderazione (molto rispetto e molta moderazione) in un'area dichiarata “naturale” o “naturalistica” - si dimentichi l'abusato “incontaminato”: non esiste, non può esistere, ahimé - o si codifichi l'oximoron come abitudine in attesa del disastro totale. Non bastano due metri o due chilometri di salvaguardia per rispettare l'habitat di una zona naturalistica. Non basta scrivere affascinanti comunicazioni alla pubblica opinione. La comunicazione, di per sé, ha lo scopo di persuadere l'opinione pubblica, quindi può discostarsi anche parecchio dalla verità dei fatti, dalla notizia. La comunicazione aggiunge alla notizia o sostituisce alla notizia, un prodotto voluto. Può essere frutto di una visione ampia e lungimirante, magari globale, “buona” o “cattiva” che sia. Può essere altresì confezionata per convenienze di immediata utilità, magari di apparente prestigio, che poco hanno a che fare con la realtà e le sue conseguenze.
Indurre una grande quantità di persone a raccogliersi in un luogo “naturale”, “incontaminato”, “selvaggio”, magari contemporaneamente, magari per svolgervi quelle stesse attività che abitualmente compie in luoghi di ritrovo urbanizzati, dopo pochissime esperienze farà perdere a quel luogo ogni residua caratteristica di naturale o selvatico, irreversibilmente.
In questo senso, nelle interessanti pubblicazioni prodotte dall'Università dell'Aquila, dal Comune di Popoli e Bussi, dalla Regione Abruzzo, si sottolinea che senza istruzione e consapevolezza è difficile comprendere la qualità del tesoro costituito dalle sorgenti del Pescara e dal suo ambiente circostante. Tale stupefacente tesoro è assediato, fino al suo confine, da opere umane di ogni tipo, una più pericolosa e disturbante dell'altra. La stessa riserva è assediata e minacciata da eccessive intrusioni antropiche.
Ecco l'oximoron: gestire una riserva naturale come un parco di divertimento circondato da insediamenti industriali e commerciali. Gestire così quella microscopica residua meraviglia significa determinarne la desertificazione. Non ci dovrebbero essere trappole per insetti per nutrire gli uccelli insettivori...né mangiatoie per i granivori...La riserva dovrebbe essere naturale, sufficientemente ampia e abbastanza protetta da sostanze dannose, rumori e luci artificiali, di giorno come di notte, in modo da costituire un santuario naturalistico, stato inderogabile alla sua conservazione.
RIPRODUZIONE VIETATA © Some
Rights Reserved. Nelle citazioni indicare sempre: autore, "titolo", link (www.opinionepubblica.com), data di pubblicazione. Licenza Creative Commons "Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo" versione 3.0 (Attribution-NonCommercial-ShareAlike 3.0 Unported). La copia integrale, o quasi integrale, dei testi e delle immagini - soprattutto senza una corretta citazione della fonte - è deplorevole e comunque illegale: se si desidera riportare l'intero testo e le eventuali immagini, inserire piuttosto un collegamento alla pagina dell'articolo. Altri dettagli legali in Info e crediti. Per segnalazioni e commenti utilizzare il modulo contatti. Grazie.

