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"Forze della natura" è lo slogan con il quale il Corpo forestale dello stato definisce se stesso. La stessa definizione identifica i fenomeni della natura, spesso nelle loro manifestazioni più imponenti, quasi sempre preponderanti su qualsiasi ostacolo. Lo slogan suggerisce che la stessa autorevole forza è insita nella struttura - competenza e capacità operativa di un corpo specializzato nella cura, difesa e gestione ambientale - con la stessa possibilità di ristabilire l'equilibrio alterato.
- Brigadiere della Forestale (1904)
Il Corpo Forestale vanta antichissimi predecessori: i custodi delle selve, dei boschi, delle foreste e dei campi, sia tecnici che sacrali. Nel tempo, furono istituiti come corpo di sorveglianza per la corretta gestione del patrimonio vegetale dello Stato. Per conoscerne la storia, il profilo istituzionale e le competenze attuali, si rinvia alla consultazione del sito istituzionale. L'ambiente è continuamente determinato dalle interrelazioni dei suoi componenti. Lo assimiliamo a un triangolo equilatero; l'ampiezza dei suoi angoli interni a popolazione, territorio, risorse tangibili e intangibili. Qualunque alterazione dell'ampiezza di uno degli angoli, modifica quella degli altri due. La natura, il tempo, le leggi naturali in genere, tendono prima o poi a ristabilire una sorta di equilibrio fra le parti, impietosamente. L'ambiente è spesso inteso come luogo, aria, raggruppamento di elementi o individui che, per la loro affinità determinano una particolare caratteristica ambientale, come per esempio un bosco, una foresta composta da particolari essenze, un gruppo sociale, un'associazione culturale, un laboratorio di ricerca e via elencando. La differenza di fondo sta nel considerare (demodoxalogicamente) l'ambiente in quanto continuo prodotto di tutte le interazioni di tutti i suoi componenti, oppure un ambiente esterno all'osservatore, lontano o vicino, tangente, tangibile o intangibile, dominabile o no, in ogni caso oggetto o soggetto diverso dall'osservatore. La catena alimentare o qualsiasi forma di approvvigionamento si adatta al concetto di dominatore, gestore di altro o di altri. Quando lo sfruttamento ambientale rischia di portare o porta grave nocumento all'ambiente, sia per miopia o dolo, è necessario che qualcuno profondamente consapevole dell'ambiente e ad esso legato, ma fuori dalle parti, competente, autorevole e fornito di autorità, intervenga. Fin dall'antichità sono stati presenti corpi specializzati nell'osservazione, cura e gestione di particolari aspetti ambientali, quali i guardaboschi, i vigili del fuoco, i corpi sanitari e affini. La funzione di ogni corpo specializzato nella gestione di particolari aspetti ambientali è finalizzata a tre principali funzioni: prevenzione, mantenimento, gestione delle emergenze. Per le prime due, dispongono di conoscenze, competenze quanto più possibile vaste, specifiche e aggiornate. Per la terza, vivono come osservatori esterni dell'ambiente pronti ad agire in velocità organizzata per porre rimedio all'emergenza insorta. A fronte poi di comportamenti dolosi, debbono poter intervenire anche come forza di polizia. In un bosco sulle Alpi nella zona del Monte Rosa, più di un secolo fa, un ricco possidente decise di farsi costruire una villa in un bosco selvatico. Scelse il luogo, stipendiò un guardaboschi perché vivesse per tre anni nel luogo, registrando ogni possibile fenomeno osservato, descrivendone le caratteristiche, la frequenza, l'impatto ambientale. Il guardaboschi assolse con dedizione e attenzione il compito affidatogli, registrando ogni pioggia e ogni vento, ogni ruscellamento e ogni fulmine, ogni rinascita e ogni morte. Osservò il drenaggio del terreno, il nesso che aveva in base alla granulometria dello stesso. Fece una indagine clinica ambientale accuratissima di ogni essenza ed ogni individuo presente nella porzione di terreno scelto. Ipotizzò i cambiamenti che si sarebbero verificati a seguito dell'intervento umano progettato. In base a questa osservazione sul campo, documentata, i progettisti fornirono un piano di intervento e un progetto tali che la villa, prevalentemente costituita da legno e cristallo, splende ancora come uno stupendo gioiello incastonato nel verde, con discrezione. Nella zona dei Castelli Romani la presenza dei castagni non è autoctona. Altre essenze ne costituivano il manto forestale: faggi (la zona, le faete, faggete) a Rocca di Papa; lecci; querce da sughero, delle quali sopravvive ancora qualche individuo; robinie; frassini e altre essenze utili per la costruzione di strumenti da lavoro, carpenteria, mezzi di trasporto, attrezzi da cucina e mobilia, ma poco o nulla adatti all'alimentazione degli animali domestici o dei lavoratori stagionali. Così, circa tre secoli fa, fu introdotta massicciamente la coltura del castagno. Questa essenza, oltre a fornire ottimo legname sia da costruzione sia da combustione per i forni da pane, produce frutti commestibili, utilizzabili sia tal quali cotti o crudi, riducibili in farina o facilmente trasformabili in prodotti di pasticceria. Il castagno assicurava di che sopravvivere alle figure sociali più povere e al contempo forniva ottimo cibo per suini domestici o selvatici. I suoi cascami naturali arricchiscono l' humus del terreno sottostante con valenza di ph acido, ottimo per la vita e la coltura delle piante acidofile. I raggi delle ruote dei veicoli e gli attrezzi venivano ormai costruiti in metallo e non in legni duri, mentre diventava conveniente coltivare una essenza ibrida anche per la funzione alimentare. Oggi l'assetto di approvvigionamento alimentare è cambiato ed è in continua mutazione. Sono quindi nuovamente cambiati i parametri di valore. Recentemente, molti castagni sono stati abbattuti per far posto a edificazioni edilizie di vario genere, ritenendole oggi economicamente più redditizie della presenza di alberi da frutto e legname. Consapevoli del profilo dei cicli passati, diventa sempre più necessario valutare a priori gli effetti di qualsiasi intervento sul territorio, oltre le apparenze del momento contingente. Durante la scorsa estate il nostro Paese è stato ancora dilaniato dagli incendi, generalmente dolosi. Una normativa di qualche anno fa vietava di poter edificare sulle aree arse dal fuoco e favoriva la rimessa a dimora di nuove essenze al posto di quelle bruciate. Purtroppo, la mancanza di un efficace accatastamento dei terreni colpiti dagli incendi ha reso difficile ostacolarne lo sfruttamento edilizio. L'opportuna decisione di far ripiantare nuove essenze ha generato un'imprevista nicchia di mercato molto redditizio. Così, gli incendi si moltiplicano. Le forze preposte a domarle debbono mettere in campo energie e risorse che dovrebbero essere riservate alle emergenze impreviste o imprevedibili, non costituite a sistema. E' stato pertanto preposto il Corpo Forestale al monitoraggio degli incendi e all'accatastamento dei terreni colpiti dal fuoco, sia per la specifica competenza e professionalità, sia per la disponibilità di efficaci apparecchiature di rilevamento; non ultimo, per il suo carattere nazionale di corpo specializzato autonomo e di polizia. Chi scrive ha visto, molto da vicino, un aereo canadair pescare più e più volte acqua di mare e rovesciarla su un grave incendio costiero. Azione spettacolare ed efficace. Come ogni intervento sull'ambiente, comporta una quantità di effetti collaterali di varia entità e natura. Nello specifico, per spegnere un tenace incendio si è dovuto ricorrere anche all'acqua di mare. Salata. Ai terreni il cloruro di sodio piace poco. Quando si usa acqua dolce, questa è stata temporaneamente sottratta ad altri scopi. Comunque, ogni incendio boschivo comporta un indotto negativo composito enorme, dai carburanti bruciati dai veicoli di supporto al rischio di vite umane e non, oltre alla distruzione o al danneggiamento, spesso irreversibile, degli ambienti esistenti. Le essenze vegetali e in particolare quelle arboree, ci consentono di respirare aria respirabile. I bisogni primari (limitati nel numero, ma essenziali alla sopravvivenza) sono soltanto cinque: respirare, bere, nutrirsi, dormire, ripararsi. Gestire in modo opportuno l'ambiente, educando opportunamente i suoi componenti, specialmente quelli pensanti, ad una oculata gestione è il sesto, o il primo, se si vuole. L'ambiente che ci circonda è formato anche da noi stessi, che subiamo gli effetti della sua qualità. Il Corpo Forestale dello Stato ha un compito da svolgere ampio, articolato, necessario e urgente.
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