| 15 Giugno 2009
Il vostro pianeta ha bisogno di voi, uniti per combattere il cambiamento climatico: è l'appello lanciato dalle Nazioni Unite in occasione della Giornata internazionale per l'ambiente 2009. La Giornata viene celebrata ogni 5 giugno dal 1972. Sono dunque 27 anni che i disagi ambientali meritano una giornata internazionale di attenzione. Ogni anno è stato dedicato a un particolare aspetto dell'ambiente: acqua, scioglimento dei ghiacci, deforestazione, stato degli oceani, verde nelle città, povertà...
La giornata per l'ambiente è uno dei principali strumenti attraverso cui le Nazioni Unite sensibilizzano l'opinione pubblica sulla questione ambientale a livello mondiale e favoriscono l'azione e l'attenzione del mondo politico. Per ogni tema affrontato, o quanto meno portato all'attenzione, si poteva supporre che si potesse ovviare, almeno in parte, a quanto indicato come disagio ambientale.
Focalizzando un disagio alla volta c'è però il rischio che il problema non venga adeguatamente contestualizzato nelle dinamiche planetarie, nel corpus ambientale corollario del disagio considerato, fino all'ambito di ogni singolo individuo. E il percorso può essere inverso. Questo accade nell'immaginario collettivo, ma probabilmente anche nella realtà operativa e influenza i comportamenti di ciascuno. Quest'anno l'appello ONU è diretto e generalizzato per uno scopo talmente vasto e così poco definibile da suscitare seria preoccupazione. Suona come un "mettiamoci in salvo", soltanto che non c'è altro ambiente dove porsi in salvo: il pianeta terra è questo, questo soltanto.
L'Accademia nazionale dei lincei il 5 giugno 2009 ha celebrato a Roma la XXVII Giornata dell'ambiente. Tra le diverse iniziative, ha avuto luogo un convegno su Rifiuti urbani, rischi e valorizzazione. Le tematiche: "animali che si nutrono di rifiuti urbani: un problema non solo italiano, con importati ricadute sulla salute umana"; "rifiuti urbani e falde idriche"; "rifiuti urbani e atmosfera"; "aspetti economici della gestione dei rifiuti"; "il termovalorizzatore di Bolzano: strumenti e metodologie di controllo delle emissioni"; "la recente emergenza rifiuti di Napoli"; "difficoltà e soluzioni di Salerno nell'emergenza rifiuti della Regione Campania"; "teleriscaldamento e termoutilizzatore a Brescia: valutazione di impatto sulla qualità dell'aria". Tali problematiche hanno offerto dati opportuni a valutare in modo reciproco e critico le notizie e i messaggi forniti all'opinione pubblica, integrandoli con elementi di cui ancora l'opinione pubblica non è correttamente informata, oppure informata in modo incompleto.
Esiste una qualificata ricerca per appurare la realtà degli impatti ambientali legati ai rifiuti urbani; spesso le verifiche dei danni generati nel tempo da provvedimenti che sembravano assolutamente utili (insetticidi, disinfettanti, riciclo ecc.) all'inizio del loro impiego non vengono rese note con la stessa incisività e propaganda della loro commercializzazione iniziale o già strutturata; raramente chi prende decisioni socio-politico-economiche ha competenze profonde e specifiche sulla reale situazione ambientale sulla quale va a decidere. Ancor più raramente le decisioni industriali e gestionali vengono prese di concerto con i competenti ricercatori di settore; la mancata concertazione ed armonizzazione di tutti i dati disponibili o rilevabili, nonché la poca conoscenza storica degli effetti di ogni tecnologia o pratica di gestione dei rifiuti, delle emissioni, percolazioni e affini, manifesta prima o poi un qualche specifico effetto non sempre atteso e governabile.
Il pianeta, allo stato dell'arte, dispone di menti, conoscenze, ricerche continue, tecnologie, ma di una ancor più vasta disorganizzazione virtuosa. Dopo almeno 27 anni di riflessioni circa lo stato dell'ambiente, chiamare a raccolta l'umanità tutta è significativo, anche demodoxalogicamente. Ma di cosa si ha finalmente paura? Cosa si deve fare o non fare? Cosa deve fare l'umanità tutta per rispondere all'appello: "Il vostro pianeta ha bisogno di voi, uniti per combattere il cambiamento climatico"? Poiché nulla è perfetto, né definitivo né perennemente governabile o dominabile, non sarebbe opportuno provare a capire cosa tutti vogliamo oggettivamente nel breve, medio, lungo e lunghissimo termine? Quanto è realisticamente possibile fare nei tempi molto stretti rimasti a disposizione?
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