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Brunetta al Tg5


Brunetta presenta il suo libro al Tg5 (21 aprile 2009)

Abitualmente vengo a conoscenza delle iniziative del ministro Brunetta dalle grancasse dell'informazione che lo segue con passione e timore: mi sbaglierò, ma certi giornalisti sembrano parlare dei famosi fannulloni col piglio stitico di chi stringe le chiappe... "Dietrologia" a parte, immaginate il mio stupore nell'apprendere da una email ricevuta un paio di settimane fa dallo "Staff di Renato Brunetta" che il prolifico ministro dell'innovazione avrebbe pubblicato un bel tomo sulle sue fatiche di rivoluzionario dei colletti bianchi.

Il mio stupore non era suscitato dal fatto che Brunetta pubblicasse un libro sulle sue condivisili battaglie per la produttività e contro certa burocrazia, ma dal fastidio di aver ricevuto una email pubblicitaria confezionata in spregio alle leggi italiane: chi aveva dato il mio indirizzo email privato allo staff del ministro o alla casa editrice del premier che, guarda caso, edita l'opera? come ero finito nella mailing-list della società che gestisce il sito personale di Brunetta? Nessuna di tali informazioni era specificata nel messaggio: la prepotente email non conteneva un link o una qualche indicazione per cancellarsi ed esercitare i propri diritti come previsto, appunto, dalle nostre leggi in materia!

Insomma, era come se si materializzasse lì dentro lo schermo del computer una specie di dispettoso ectoplasma con le sembianze del Brunetta dei ricchi e poveri e, in faccia al nostro Garante, cantasse sulla falsariga del motivetto di Rodolfo De Angelis (o era Petrolini?) "ma cos'è questa privacy? para para para para pa... ma cos'è questa privacy? para para pa".

Contrariamente al finto spam del Partito Democratico (di cui ci siamo occupati l'anno scorso), quello del Brunetta sembra proprio vera monnezza gettata per le strade di Internet come accadeva qualche tempo fa per quelle di Napoli: magari il ministro non immagina neppure che gli stacanovisti del suo staff lavorino con tanta superficialità e incompetenza; o magari tra quelle personcine si nasconde qualche truce genio della comunicazione politica: un comunista infiltrato con la missione di sputtanare l'orco dei fannulloni?

Come per lo spam del PD, anche in questo caso i bersagli dei cecchini della comunicazione preferiscono far finta di niente: prima di scrivere questo articolo ho scritto al ministro, al suo staff e alla società che gestisce la mailing-list senza ottenere alcuna risposta. Ho scritto anche al Garante per la protezione dei dati personali con lo stesso esito: evidentemente le email inviate a lorsignori finiscono dritte nel cestino, senza nemmeno una risposta automatica che servirebbe almeno a salvare la faccia.

Vorrei che fosse chiaro. Non si possono che apprezzare certe battaglie di Brunetta a destra, così come a sinistra si è apprezzato Bersani per le sue famose (tentate) liberalizzazioni: qualche tempo fa era chiaro perfino in Confindustria che l'Italia ha un drammatico bisogno di innovazione. 

E allora forse esagero a preoccuparmi di questo piccolo episodio di malcostume (aggiunto a tanti altri): la casta potrebbe sempre approvare una leggina che sgravi anche i ministri (come già i presidenti) dal rispetto della legge...

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