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Sociologi, giornalisti, scrittori e autori per il piccolo e grande schermo da qualche tempo si interrogano e si confrontano sugli spettacoli in onda sulle tv generaliste; in particolare si discute dei cosiddetti reality, dei game show (i quiz) e in generale dei contenuti di tutta l'offerta televisiva. Aumenta la violenza, la volgarità e l'ignoranza dei partecipanti e di qualche conduttore...

Vivendo nella società dell'apparenza, della conquista del successo economico e d'immagine, dove i concorrenti sono tanti, per prevalere sull'altro ci si mette in mostra in una gara di violenza verbale e di trasgressioni etiche, nella presunzione che colui o colei che oseranno di più avranno la palma del vincitore con i conseguenti benefici di popolarità. Occorre far scena: produttori e registi privilegiano chi si sa imporre, non importa come, e personaggi atipici che non si incontrano facilmente nella vita quotidiana. Tra coloro che hanno aperto la strada ai successivi protagonisti ricordiamo Vittorio Sgarbi che prese a male parole una presunta poetessa al Costanzo Show, quella signora che prese a borsettate l'inviato di Striscia la notizia, e persino Pippo Baudo con l'invenzione del suicida redento al Festival di Sanremo (forse per esorcizzare Tenco). Tutto per fare audience: gli uni (gli showmen) per imporsi al pubblico e gli altri (i manager dello showbiz) per introitare pubblicità. La maggioranza del pubblico televisivo questo vuole perché si immedesima negli attori della tv, così come una volta avveniva con quelli del cinema; sente che anche lui potrebbe essere un "divo" in quanto ritiene di averne la capacità.

Come preconizzato da George Orwell e Marshall McLuhan, l'influenza dello schermo domestico è pari all'invenzione di Johann Gutenberg: modifica i modi di pensare e i comportamenti. A ciò si aggiunge il fatto che siamo entrati in un'era "sensistica" in cui ciascuno si sente capace di svolgere - senza preparazione - un'attività (in questo caso di personaggio dello spettacolo) una volta riservata a pochi o appresa in apposite scuole. Ecco allora il proliferare di poeti, scrittori, attori, comici, registi e persino insegnanti e politici. Alla selezione per il Grande Fratello si presentano migliaia di candidati, per non citare le aspiranti veline e la varia umanità che bussa alle porte degli studi televisivi. Chi non si è realizzato intellettualmente o in una professione non resiste al mito dell'apparenza, che paga sul piano della compensazione psicologica. Ogni essere umano è portato a mostrarsi, ma al giorno d'oggi davvero si eccede. Ha scritto Federico Augusto Perini-Bembo, uno dei maestri della demodoxalogia:

L'uomo è un essere sociale non tanto perché nasce da una famiglia e vive in una collettività [...] quanto perché mirando ad apparire ritiene di operare in funzione di se stesso uniformandosi all'opinione altrui [...] il bambino che va alle elementari desidera che la borsa sia di pelle [...] La carrozzeria dell'automobile deve essere, se non di lusso, almeno presentabile [...] L'uomo tende molto più ad apparire che ad essere [...] Gli altri chi sono? Sono tutte le persone che ci circondano, ci vedono e ci ascoltano. Una di queste tre condizioni è necessaria: mancandone tutte siamo al caso dell'eremita, mancandone anche una il nostro comportamento sarebbe diverso [...] Chi più ci vede e ci ascolta prevale su chi ci vede e ci ascolta meno. [La demodossalogia nella classificazione della scienza: sua autonomia e ripartizione, atti del 2° convegno nazionale, Napoli, 1954]

Il tradizionale spettacolo di satira e ballerine viene ridimensionato e aggiornato dai nuovi comici, non tutti bravi o provenienti dalla gavetta. La proliferazione delle improvvisate scuole di recitazione ha ucciso la vera scuola dello spettacolo. Essendo tutti in grado di recitare (normalmente ci impersonifichiamo nei ruoli della vita), approfitteremo delle possibilità che internet ci offre per ridimensionare l'influenza della tv (così come avvenuto per i giornali)? La tv che si prospetta per gli anni venturi, con l'interazione offerta dal digitale e l'ibridazione con internet, è quella che ci farà protagonisti e spettatori nello stesso tempo: con riprese casalinghe (ne immaginiamo gli eccessi) come la tv inaugurata dallo scrittore Fulvio Abbate, ex giornalista dell'Unità, in una stanza del suo appartamento senza l'ausilio di tecnici, soggettisti e maestranze varie.

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