| 04 Marzo 2010
Un anno fa in molti denunciammo lo spam di Brunetta. Siamo stati tra quelli che si presero anche la briga di informare il Garante della privacy; e il Garante, manzonianamente rispose.
Così riceviamo oggi, per conoscenza, la "richiesta di ravvedimento" (Protocollo.U.0003774.19-02-2010) inviata dal Garante alla società che gestisce la presenza del ministro su internet e che un anno fa firmava "Staff di Renato Brunetta" le email monnezza che pubblicizzavano l'ultima impresa libraria del ministro.
Ribadiamo che il busillis non è la condivisibile battaglia di Brunetta per la produttività e contro certa burocrazia, ma la prepotenza con cui un ministro e i suoi collaboratori, in spregio alle leggi italiane, importunano via email i cittadini con "comunicazioni commerciali non desiderate" (riferimento del Garante: DCRT/LCN/63308).
Il Garante rispose, dunque: ricordando che il Codice prevede il consenso esplicito a ricevere comunicazioni promozionali (art.130 d.lg.196/2003) e che tale consenso è necessario ottenerlo prima dell'inoltro dei messaggi (provvedimento del Garante sullo spamming del 29 maggio 2009).
Il Garante rispose, inoltre, che dall'istruttoria svolta, cioè dalle dichiarazioni della società indagata...
Un momento: ma il giudizio dell'authority può fondarsi sostanzialmente solo sulle dichiarazioni dell'imputato? Sembrerebbe l'ennesimo azzardo di una civiltà giuridica che ha prodotto ben altri orrori...
Il Garante rispose, dunque, quello che la sventurata società indagata rispose e cioè: "che sia plausibile che l'invio di messaggi indesiderati verso gli indirizzi email dei segnalanti parrebbe effettivamente determinato da una circostanza di natura puramente tecnica (in particolare la presenza di un bug ossia un vizio di programmazione) non ascrivibile agli operatori della società medesima".
Il Garante rispose, infine, che alla società incappata nello sventurato bug sia inflitta l'esemplare pena di risolvere i difetti noti del loro software (vorremo sapere quale per verificare, ma qui il Garante sorvola indicando però un misterioso bug n. 0008494) e di rispondere entro il 10 marzo prossimo.
E che volete che rispondano? Facile profezia: ripeteranno quanto già pubblicato sul loro sito poche settimane dopo il fattaccio: tutta colpa di PhpList (toh, il software cattivo ha un nome) e perfino di chi ha denunciato la marachella (siamo nell'Italia delle impunità e delle capriole logiche, non stupitevi!).
Si potrebbe discutere invece di come e perché gli indirizzi di una lista di blogger siano transitati nella mailing-list del Partito Socialista e poi in quella di Brunetta (secondo quanto dichiarato dalla stessa società indagata), ma allora saremmo davvero noi i cattivi!
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