| 06 Ottobre 2008
Le prossime elezioni americane, che vedono contrapposti il repubblicano John McCain e il democratico Barack Obama, ci inducono ad alcune osservazioni di più ampio respiro sul cosiddetto sogno americano.
Il mito nasce con l'arrivo dei primi colonizzatori dopo la "scoperta" di Cristoforo Colombo, un italiano al servizio della regina di Spagna. Quindi: spagnoli, inglesi, portoghesi, olandesi, francesi, italiani e tedeschi... Quasi tutti con la convinzione (anche conveniente) che la terra occupata è un dono della provvidenza di Dio, senza preoccuparsi dei "nativi", gli abitanti di quei luoghi da secoli, anzi combattendoli nei casi di mancata sottomissione.
L'idea di nazione americana nasce con l'idea dell'unità raggiunta dopo la guerra di secessione. Nel Novecento, con i grandi flussi migratori di lavoratori, il processo di identificazione si sviluppa notevolmente, sicché si evidenzia sempre di più il concetto di nazione americana, favorito anche dalla comune lingua inglese. Non secondario è il contributo dato dagli africani specie negli stati meridionali, dove giunti schiavi si sono via via nel tempo emancipati, fondando, insieme ai creoli e agli italiani, la musica jazz che da istintiva si è poi evoluta fino ad arrivare nelle accademie musicali.
Intanto, nasce prepotentemente il concetto di missione, prima all'interno della nazione come aggregazione unificante, poi verso l'esterno.
Ma com'è oggi la società americana? E' un coacervo di razze, etnie, religioni e culture, tenuto insieme, oltre che dalla lingua comune, dalla prepotente volontà dell'individuo, piuttosto che dal gruppo, di emergere e affermarsi (come ha acutamente notato Massimo Teodori).
Certamente è possibile aggiungere dei distinguo: come per certe aree urbane caratterizzate dalle origini nazionali, pur nel contesto generale del mito americano del benessere e della libertà. Ma c'è una differenza tra gli emergenti che puntano soprattutto al denaro e al potere, e la middle class che ama vivere nella tranquillità dei sobborghi o nelle piccole città, andando nelle metropoli e nei centri industriali solamente per lavorare.
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