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Non sempre le cose appaiono come sono in realtà: anche nei percorsi della Storia, che dovrebbero essere al di sopra delle parti. Dopo la prima guerra mondiale (1915-18) e la successiva crisi economica e sociale - conseguente anche al passaggio da un'economia preminentemente agricola alla prima industrializzazione moderna - nel 1922 un gruppo di ufficiali, reduci di guerra, arringarono i sottoposti e organizzarono la famosa marcia su Roma. A capo dell'insurrezione si mise un certo Benito Mussolini, direttore de l'Avanti: come sappiamo, una volta arrivato al potere il duce instaurò quella che oggi viene definita una dittatura e che allora fu considerata una politica per il ripristino della legalità.

Se guardiamo il passaggio avvenuto in ogni Paese, col senno di poi constatiamo che, con tratti più o meno marcati (dalla cruenta insurrezione alle manifestazioni di piazza), il trapasso da un'economia agricola ad una industriale è stato accompagnato da regimi forti. E se ne capisce anche il motivo: il mondo agricolo (anche ai tempi della schiavitù) è essenzialmente libero nei tempi di lavorazione e nel rapporto con l'ambiente (gli impegni di lavoro si possono rimandare senza conseguenze). L'industrializzazione, con i suoi tempi di lavorazione e la catena di montaggio, richiede la presenza di un coordinatore che vigili sugli uomini e le macchine. Tempi di entrata e uscita dalle manifatture e dagli uffici, uso degli stessi mezzi per raggiungere il luogo di lavoro hanno creato quella che è stata definita la "sincronizzazione" della società industriale, con conseguente accettazione del decisionismo aziendale e politico in sostituzione dell'icona del monarca estraneo alle questioni sociali.

Un paio di decenni fa l'allora presidente del Consiglio Bettino Craxi si ritrovò inviso agli Stati Uniti (per i casi di Sigonella e del terrorista che uccise un cittadino americano su una nave da crociera del gruppo Costa). Un certo pubblico ministero (che qualcuno insinuò avesse fatto parte dei servizi segreti, da sempre legati agli Usa), appoggiato da comunisti e missini, creò quella rivoluzione politica di "mani pulite" che nel 1987 spazzò via Craxi e buona parte della prima repubblica. L'opinione pubblica fu eccitata e convinta in quella svolta principalmente dal telegiornale di Emilio Fede e da alcuni giornali di proprietà di Silvio Berlusconi (poi grande amico dei presidenti Bush, padre e figlio) che distribuirono adesivi con la scritta "Forza Di Pietro". Un rovesciamento democratico appoggiato dal consenso popolare, come fu nel 1922 con Mussolini. Altra analogia: nel '22 i senatori li nominava il re, oggi i parlamentari sono scelti dai capi dei partiti. Dalla decisione di una sola persona (re o dittatore) siamo passati alle decisioni prese da quattro o cinque affabulatori che pensano e parlano in nome del popolo: è il moderno concetto di democrazia!

Il fatto è che l'economia italiana, sul finire dello scorso secolo, era passata dall'industrializzazione al terziario (servizi, finanza e commercio). La correzione istituzionale non avvenne con eclatanti manifestazioni di piazza o svolte sanguinose, ma attraverso uno dei tre poteri storici dello stato moderno (la magistratura) e il convincimento dell'opinione pubblica nell'accettare, come giusto e necessario, il mutamento (il ritorno alla legalità, come nel 1922). Oggi la corruzione è talmente estesa che non fa più effetto sull'opinione pubblica sapere che questo o quel politico è corrotto e ha intascato tangenti. Come sollevare il popolo contro il premier, allora? Si può mostrare cosa avviene nella camera da letto: il sesso, da sempre, è stato un argomento di lazzi e frizzi graditi dall'opinione pubblica. Ma le escort non bastano. Non è quindi campata in aria l'ipotesi del complotto, rimane solo da definire di che genere: politico, finanziario, giudiziario? Ed è anche il caso di chiedersi come avverranno i prossimi mutamenti politici.

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