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Lo stadio olimpico di Roma è un complesso architettonico che rivela le tendenze di un'epoca: quella fascista; per l'uso del marmo, delle imponenti statue, delle linee squadrate, per i mosaici che inneggiano all'impero romano e per l'obelisco di marmo su cui spicca la scritta "dux", appellativo con il quale veniva indicato il premier Benito Mussolini. Lo stile degli edifici è simile a tanti altri complessi pubblici, sparsi in tutta la penisola, da Bari a Latina; per non citare l'area urbanisticamente più significativa dell'epoca: l'Eur, l'esposizione universale romana. Nel 1942, infatti, Roma avrebbe dovuto essere la sede di una grande fiera mondiale denominata appunto Eur 42: l'evento non si svolse a causa della seconda guerra mondiale, ma i lavori per celebrare la magnificenza del regime erano stati già avviati e ne sono testimonianza il palazzo dei congressi e quello della civiltà del lavoro.

Una trentina di anni orsono e per un arco di oltre ventiquattro mesi chiesi a molti studenti (anche universitari) se fossero in grado di indicarmi il periodo storico e il governo in carica al momento della costruzione del complesso di edifici intorno allo stadio olimpico (sede dal ministero degli Esteri, del Coni ecc.). Le risposte esatte furono a malapena il 10%: quasi tutti attribuirono l'opera ai governi democristiani e per l'occasione delle olimpiadi del 1960. In effetti lo stadio, che aveva solo le strutture in cemento armato e che fu l'accampamento dei soldati americani, fu ampliato e rimesso a nuovo per l'occasione, ma non gli altri edifici. Forse la denominazione "stadio olimpico" che sostituì quella di "foro italico" ha comportato la dimenticanza delle origini.

Recentemente ho appreso che una ricerca universitaria sulla nostra storia recente ha dato risultati sconvolgenti: giovani poco più che ventenni non conoscono le tragiche vicende del terrorismo, come quelle di piazza Fontana o della stazione di Bologna, e addirittura qualcuno ha indicato Aldo Moro come il capo delle Brigate rosse. Questo accade quando si pone un velo pietoso (o complice) sulla storia del Paese: è la cultura della dimenticanza che fa comodo a destra come a sinistra. Invece, un paese veramente democratico (guardiamo ad esempio la Germania) non nasconde gli errori del passato, ma se ne serve per evitarli in futuro. Da noi accade il contrario: gli assassini e i terroristi che dichiarano di appartenere ad una ideologia rivoluzionaria e si "pentono" sono protetti, riveriti ed elevati al rango di divi. Si può immaginare con quale risultato e che esempio siano per le giovani generazioni.

Stando agli esiti della ricerca (e a quanto visto in alcune trasmissioni televisive di successo), emerge la necessità di recuperare lo studio scolastico della storia insieme ad altre materie per migliorare il carente bagaglio culturale di molti giovani. La mancanza di certe conoscenze genera stereotipi e pregiudizi, alimentati dalle leggende metropolitane e dalla suggestione di argomentazioni fantastiche quanto prive di basi scientifiche. Prendiamo ad esempio la visione dello scioglimento dei ghiacci che farebbe aumentare il livello dei mari: nulla di più falso. Il ghiaccio è acqua gelata dilatata che se si scioglie torna alla dimensione normale: ognuno può fare l'esperimento a casa con i cubetti del frigorifero... Eppure tutti, compresi molti cattedratici (che evidentemente hanno conquistato la cattedra con i punti del supermercato) ripetono la storiella delle città costiere invase dalle acque.

Ciò che si apprende da giovani permane nel carattere dell'adulto (sia pure influenzato da altre esperienze), quindi, a cominciare dalle scuole primarie, sarebbe opportuno educare all'igiene, alla corretta alimentazione, al rispetto degli altri, dell'ambiente e dei valori universali. Invece in Italia, già dalla prima elementare ci si preoccupa di dedicare un'ora a settimana alla spiegazione della religione cattolica, con lo scopo di rafforzare e tramandare il potere del Vaticano. Un martellamento che proseguirà per otto anni a scapito di visioni e nozioni ben più importanti.

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