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Fotoritratto di Sicuri, 1998

Ritorno sul tema dell'intervento di Stefania Gianni a proposito di "Canzoni e liriche dei primi venticinque anni di storia del Novecento", la presentazione svolta da Vittorio Sicuri (accanto in una nostra foto del 1998) al concerto organizzato qualche anno fa a Barcellona dall'Istituto italiano di cultura.

Il maestro Sicuri parte dall'affermazione che "il secolo ventesimo segna cronologicamente una svolta essenziale nell'evoluzione della civiltà": socialmente, politicamente, scientificamente, tecnicamente, artisticamente. Dopo il debutto sulla scena del popolo della Rivoluzione francese, allora considerato solo plebe, nel Novecento fa il suo ingresso nella storia la classe operaia che scalza quel residuo di nobiltà fagocitato dalla borghesia. Il linguaggio, la parola, i suoni - precisa Sicuri - non sono più limitati ai libri (che si moltiplicano raggiungendo strati sempre più ampi di lettori), ma si estendono alla cinematografia, madre di quella che poi sarà la televisione. Convivono modernismo e liberty, realismo pittorico e cubismo, cabaret e dodecafonia: le canzoni e i loro autori riflettono questi svariati aspetti politici, sociali, culturali e le relative tendenze artistiche.

Le effemeridi storiche, prese in considerazione dal maestro, si traducono in una rivisitazione musicale di temi popolari, di sapore socialista, che tentano di nobilitare culturalmente la spontanea espressione artistica dei contadini toscani (Davico), il filosofare sul furto da parte di due poveri diavoli (Mortari) che anticipa i barboni di Zavattini, l'eterno immancabile amore descritto da Denza che diverrà il cavallo di battaglia di generazioni di fini dicitori come Vittorio De Sica, Alberto Rabagliati ed Oscar Carboni. Così come le canzoni di Tosti vanno cantate in frac perché destinate ai salotti borghesi "seri e compassati, tradizionalisti e moraleggianti dove s'incontrano soltanto signorine di buona famiglia e giovanotti perbene, bevendo infusi di rose, mangiando pasticcini [...] dove il desiderio carnale si consuma esclusivamente con gli occhi o in sogno o, al massimo e molto osè, si arriva al bacio furtivo". Addirittura, in combutta con Gabriele D'Annunzio, il maestro Tosti dipinge un giovane lord che cantando in napoletano tratteggia quella che poi sarà l'icona della sensualità partenopea: la bocca carnosa alla Sofia Loren.

Nel suo lavoro di presentazione, il compianto amico Sicuri (maestro del coro al Colòn di Buenos Aires e al Liceu di Barcelona) ha esaminato canzoni, liriche, romanze di ogni genere ma riconducibili al genere che indica come "all'italiana" denominandole effemeridi (attestazioni dell'epoca), nel significato demodoxalogico. Impossibile riferire su tutto il suo excursus, oltretutto se non accompagnato dai testi musicali e canori: ho riferito solo alcuni di essi, piccole cose ma essenziali per illuminare i primi anni del Novecento e mantenere vivo quello spirito culturale necessario per capire il nostro tempo e lasciare tracce del passato. Così come nelle intenzioni di Vittorio, che aveva mostrato apprezzamento per la demodoxalogia.

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