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Politica, sicurezza e immigrazione PDF Stampa E-mail
Scritto da Giulio D'Orazio   
Mercoledì 14 Novembre 2007 01:00

La destra sta martellando da mesi con lo slogan delle tasse e della insicurezza dei cittadini. Argomenti sui quali il governo e la sinistra sono in affanno e non in grado di opporre valide controdeduzioni. La percezione dell'insicurezza e dell'aumento del costo della vita con i vari rincari dovuti anche alla lievitazione delle imposte e tasse è generalizzata tra la popolazione.

Non potendo dimostrare una diminuzione delle tasse perché in realtà l'aumento è da tutti visibile, il nuovo capo della sinistra (moderata) Walter Veltroni ha indotto il governo a intervenire prontamente sul tema della sicurezza, cogliendo al volo l'assassinio avvenuto alla periferia di Roma. Quindi è già un provvedimento che nasce male poiché arriva sotto la spinta dell'emotività della popolazione e del calcolo politico. Le leggi, e in special modo il diritto, non possono essere varate per interessi di fazione politica o accodandosi all'esaltazione popolare. La folla o taluni pubblici (se stimolati da mestatori o affabulatori) è quasi sempre spinta ad irragionevoli conseguenze (si veda in proposito Gustave le Bon). Nel dopoguerra a Roma il popolo gettò nel fiume Tevere il direttore del carcere romano perché qualcuno lo additò come un persecutore fascista, mentre in realtà era un funzionario comprensivo e umano. Gli ebrei preferirono Barabba a Cristo, e da allora le scelte della folla o la sobillazione indotta, speculando sull'emozione, ha sempre imboccato la strada contraria al diritto, cioè quella della giusta condanna.

I problemi relativi alla sicurezza e all'immigrazione sono diversi, quindi difformi dovrebbero essere i provvedimenti, anche se talvolta le due categorie si sovrappongono. Chi compie una illegalità deve essere punito a prescindere dall'appartenenza a popoli, religioni, partiti, ecc. Se un cittadino proveniente dall'Unione europea si presenta alla frontiera con abiti dimessi e la valigia di cartone deve essere trattato come un altro arrivato con una lussuosa auto e prenotazione nel migliore albergo. Il primo potrebbe essere un bravissimo artigiano in cerca di opportunità, il secondo il capo di un gruppo di malavitosi. I provvedimenti dovrebbero scattare alla prima infrazione delle disposizioni di legge.

Tra i provvedimenti che una nazione civile attua a difesa dei suoi cittadini c'è anche quello relativo all'igiene. Le baraccopoli, siano esse abitate da rom come da italiani o altre popolazioni, sono in contrasto con le norme igieniche e quindi fuorilegge; ma i provvedimenti di abbattimento degli insediamenti dovrebbero essere presi subito e non dopo anni di tolleranza. Ricordo che negli anni Cinquanta dello scorso secolo quando sbarcavo in Gran Bretagna la polizia di frontiera voleva sapere se avevo denaro sufficiente e dove sarei andato ad alloggiare. In Svizzera, ancora oggi, dopo tre mesi di permanenza senza permesso di soggiorno, pur esplicando un'attività, arriva l'espulsione coatta.

Che la criminalità abbia una tendenza all'aumento è un pericolo da non sottovalutare ed affrontare in tempo. Vi concorrono tre elementi: la crisi economica che non riesce più a far fronte alla domanda di lavoro; gli oltre ventimila detenuti che hanno beneficiato dell'indulto e che con molta difficoltà riusciranno a reinserirsi nella società; l'immigrazione che è un fenomeno irreversibile. Se queste persone non riusciranno ad avere un lavoro lo sbocco sarà nella criminalità, favoriti in questo dai malavitosi locali in cerca di gregari.

Quindi: non tanto leggi contro gli immigrati ma regolazione dei flussi e leggi severe contro chi contravviene ai divieti e alle consuetudini locali. E soprattutto un rafforzamento delle forze di polizia: è inutile varare normative se poi mancano uomini e mezzi per applicarle.

Ultimo aggiornamento Martedì 20 Novembre 2007 13:58
 
 

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