| 11 Luglio 2008
Secondo la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, approvata nel 1998 con il cosiddetto Trattato di Lisbona, è prevista la pena di morte estensibile a tutti i paesi dell'Unione europea. Lo ha documentato l'agenzia online Informatore Economico Sociale dello scorso 25 giugno. In sintesi ne riportiamo le argomentazioni.
In seguito ad un lavoro di uno studente tedesco, apparso su Internet, il prof. Karl Albrecht Schachtschneider, giurista all'università di Erlangen-Nürnberg, ha sollevato la questione presso il partito per i Diritti civili e la solidarietà affermando che il Trattato, come una serie di scatole cinesi, di rimando in rimando a note, clausole ed integrazioni, in sostanza afferma quanto segue.
- Il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge; nessuno può essere intenzionalmente privato della vita salvo che in esecuzione di una sentenza capitale pronunciata da un tribunale, nel caso in cui il reato sia punito dalla legge con tale pena.
- La morte non si considera cagionata in violazione del presente articolo se è il risultato di un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario:
a - per garantire la difesa di ogni persona contro la violenza illegale;
b - per eseguire un arresto regolare o per impedire l'evasione di una persona regolarmente detenuta;
c - per reprimere in modo conforme alla legge una sommossa o insurrezione.
Sempre per il rimando delle scatole cinesi, se una nazione europea si trovasse ad avere un problema di terrorismo o disordini interni (come le manifestazioni di Aviano, Genova o sulla mondezza) potrebbe chiedere l'applicazione della clausola senza possibilità di veto da parte dei paesi contrari. Per non parlare del cosiddetto terrorismo islamico sbandierato da George Bush ed i suoi vassalli, fautori della pena di morte che non è abolita negli Stati Uniti d'America..
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