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La Terra compie un movimento di rotazione intorno a se stessa. Se dall'alto focalizziamo un punto geografico del pianeta, dopo ventiquattro ore lo ritroveremo allo stesso posto: è una realtà scientifica (leggermente diversa per gli addetti ai lavori) che si basa su quelle leggi universali che tengono in piedi da milioni di anni il cosmo. Se ritornare allo stesso punto girando sempre intorno dipende da una legge universale, si capisce allora come mai, anche dopo decenni, i problemi umani siano - sostanzialmente - sempre quelli. Anche nel caso della giustizia.
Da Il Politico, anno XXVIII n. 2, edito dall'università di Pavia nel 1963, stralciamo alcune frasi significative dell'emerito docente di diritto costituzionale Giuseppe Maranini che potrebbero ritagliarsi all'attuale situazione, senza cambiare una virgola: "In primo luogo la nostra giustizia è terribilmente lenta, sia nel campo civile che nel campo penale. Credo che rimuovere questa lentezza debba costituire una delle maggiori preoccupazioni di tutti noi. Un processo lento è un processo il più delle volte disastroso per tutti, vincitori e soccombenti [...] il giudice appare, e in gran parte è, un funzionario dello Stato, anzi del governo, sia pure dotato di particolare dignità e di qualche scarsa ed avara garanzia: non un potere sovrano, dotato dell'autorità e dei mezzi necessari per difendere con sicurezza il cittadino non solo contro gli altri cittadini, ma anche contro il potere politico e contro le varie feudalità che tendono a confiscare e deviare il potere politico [...] mi sembra abbastanza ovvio che non si fa economia quando si paga un cancelliere per fargli fare il lavoro di una dattilografa o di un magnetofono, e ancor meno quando si paga un giudice per fargli fare il lavoro del cancelliere, o della dattilografa, o del magnetofono, e talvolta del custode o dell'archivista. Che non si fa economia quando l'assenza di un telefono, di una macchina da scrivere o di un automobile fa sì che occorrono giorni per esaurire un lavoro che in altre condizioni sarebbe lavoro di ore. Non si fa neppure economia quando si addossa a collegi numerosi, con il solo risultato di attenuare il senso di responsabilità, compiti che sarebbero molto meglio assolti da un giudice unico. Non si fa economia quando si creano possibilità illimitate di impugnativa, e nello stesso tempo si svuota la garanzia dei numerosi gradi di giurisdizione di ogni sostanziale contenuto, attraverso il carrierismo, il gerarchismo e il conseguente conformismo, che induce il giudice a consultare più che la sua dottrina e la sua coscienza, l'orientamento del giudice superiore, dal quale purtroppo dipende la carriera. [...] secondo il celebre detto inglese non basta che si faccia giustizia, bisogna che tutti vedano e sappiano che veramente si fa giustizia [...] Il potere ha sempre voluto strutture giudiziarie gerarchiche, poichè quale che sia l'integrità degli uomini, più facile è influenzare o dominare il vertice che non la base di una piramide [...] Il potere politico non si è mai lasciato sfuggire di mano e non vuole lasciarsi sfuggire di mano il magistrato, poichè non ama il freno della legge, e il magistrato libero significa la effettiva presenza della legge [...] Il funzionamento della giustizia è supremo interesse, comune garanzia di tutti: dei singoli cittadini, delle loro formazioni sociali, del sistema di governo. E' premessa di ogni efficace redistribuzione della ricchezza, poichè dove la giustizia non funziona con rapida efficienza, il debole è sistematicamente espropriato dal forte, come accade di fatti nel nostro paese. E si badi: sebbene possa sembrare paradossale, nella complessità della vita associativa non c'è nessuno che si trovi sempre nella posizione del forte; e il danno e l'amarezza delle sopraffazioni subite non sono mai bilanciati dall'eventuale vantaggio delle sopraffazioni compiute [...] La dissoluzione della pubblica amministrazione, la sua devastazione e venalità, la ininterrotta catena di scandali politico-amministrativi, non sono che una conseguenza della inefficienza della giustizia e della mancanza di effettiva indipendenza delle magistrature giudicanti e requirenti. Fino a che il pubblico ministero sarà alla mercè del potere politico, finchè l giudici saranno turbati dalle angustie di una struttura gerarchica e dalle preoccupazioni di carriera, non si potrà parlare di riordinamento e di pulizia della pubblica amministrazione [...] Chi non si schiera fattivamente per la ricostruzione di una libera e valida giustizia, è potenzialmente e magari inconsapevolmente un reazionario assolutista, qualunque sia il colore della sua bandiera, nera o rossa o tricolore."
Se dopo quarantacinque anni siamo allo stesso punto, evidentemente a qualche potente schieramento (politico, affaristico, malavitoso ecc.) le feudalità accennate da Maranini hanno fatto e fanno comodo: una giustizia inefficiente perché si compiano meglio e in tutta sicurezza sopraffazioni e illegalità.
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