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Giustizia umana e soprannaturale PDF Stampa E-mail
Scritto da Roberto Canali   
Sabato 25 Ottobre 2008 08:00

Nell'articolo su Giuseppe Maranini, Giulio D'Orazio si sofferma sulle idee di questo emerito docente di diritto costituzionale, che già nel 1963 nel Politico metteva in evidenza la lentezza della giustizia italiana, sia nel campo civile che nel campo penale.

D'Orazio osserva che se in Italia dopo quarantacinque anni siamo allo stesso punto, evidentemente una giustizia inefficiente ha fatto e fa comodo a qualche potente schieramento politico, affaristico, malavitoso ecc. e afferma che se anche dopo decenni i problemi umani e quindi anche quelli inerenti la giustizia sono sostanzialmente sempre quelli, ciò è anche dovuto a una legge universale che dopo un certo periodo di tempo fa ritornare tutto allo stesso punto. Dello stesso tenore è l'articolo sui Comitati per la giustizia scritto da Maria Teresa Thibault, che si chiede se non siano state solo chiacchiere gli approfondimenti e le discussioni di quei magistrati e avvocati, appartenenti a sigle diverse, che fin dal dopoguerra si riuniscono sistematicamente fuori delle sedi giudiziarie per esaminare i problemi inerenti la giustizia italiana, considerando che i problemi sono rimasti com'erano.

Su Giustizia Giusta, n°4 del 2008, periodico dell'Associazione per la giustizia e il diritto Enzo Tortora, nell'articolo di Gabriele Bordoni "La disfatta di Montesquieu" si rileva, in sostanza, che il filosofo illuminista Charles-Louis Montesquieu nella sua opera più importante e monumentale pubblicata nel 1748, Lo spirito delle leggi - opera in cui traccia la teoria della separazione dei poteri fondamentali che vi sono in ogni Stato - aveva visto giusto a proposito dell'invasione di competenze fra detti poteri, con la conseguente disfatta dello Stato moderno di ispirazione moderata e liberale. Montesquieu sosteneva che condizione oggettiva per l'esercizio della libertà del cittadino è che il potere legislativo, il potere esecutivo e quello giudiziario restino nettamente separati e affidati a mani diverse, affinché non siano fatte ed applicate leggi tiranniche. A questo proposito Bordoni fa rilevare che il potere legislativo, specialmente se unito a una forte maggioranza dell'esecutivo, potrebbe abusare togliendo potere alla magistratura ed emanare leggi personalizzate, come è avvenuto recentemente in Italia con il cosiddetto lodo Alfano, in barba all'art. 3 della Costituzione che dovrebbe garantire l'eguaglianza di tutti i cittadini anche di fronte alla legge.

Sullo stesso periodico Giustizia Giusta, nell'articolo "Giustizia e globalizzazione" si mette invece in risalto una degenerazione della magistratura con le riflessioni fatte da Robert Bork, avvocato generale dello stato negli Usa. Nel suo libro Coercizzare la virtù: il governo mondiale dei giudici, pubblicato nel 2003, egli mette in luce come in diverse nazioni a costituzione democratica l'attivismo giudiziario abbia, di fatto, usurpato il potere legislativo che rappresenta la volontà popolare attraverso l'esercizio del diritto-dovere al voto.

Comunque sia, anche nei manoscritti registrati dallo Scrivino Ortano - di cui si è gia scritto su questo sito - si afferma che finché le leggi terrene non verranno unite alle leggi della natura non vi potrà mai essere una vera giustizia in nessuna nazione.

Quando un cittadino ritiene di aver subito un torto e non è stato soddisfatto dalla legge terrena, spesso si consola, rinviando la soluzione del contenzioso, affidando le proprie ragioni alla giustizia soprannaturale, pur non conoscendo esattamente come è fatta e da chi è gestita.

Nei suddetti manoscritti si ipotizza che come esiste una disciplina e una gerarchia che regolano la giustizia e i tribunali terreni, così esisterebbe una disciplina e una organizzazione che regola la giustizia e i tribunali nel soprannaturale, secondo il seguente sistema di massima: tra le varie menti e potenze che lavorano nell'universo vi sarebbero quelle addette alla giustizia, al vertice della quale si trova il giudice della legge universale della natura che sovrintende a tutti i giudici che controllano i mondi abitati nei diversi sistemi solari. Con detti giudici collaborerebbero miriadi di altre menti e potenze. In tali manoscritti si afferma inoltre che un creatore divino avrebbe creato, tra le altre cose, la legge della natura e le potenze per farle rispettare: perciò non sarebbe Dio a intervenire per giudicare ed eventualmente condannare gli abitanti dei vari mondi abitati, ma questo compito spetterebbe ai citati giudici e ai suoi collaboratori che lavorano in simil tribunali del soprannaturale.

Ultimo aggiornamento Venerdì 31 Ottobre 2008 10:09
 
 

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