| 26 Novembre 2009
Per contrastare efficacemente le organizzazioni mafiose non dobbiamo limitarci a vederle come fenomeni malavitosi e di criminalità: dobbiamo piuttosto considerare la mafia come un'istituzione. Infatti ha un'organizzazione radicata sul territorio e gerarchizzata (come i ministeri), regole fondate sulla disciplina (come le forze armate), un bilancio e una gestione dei beni (come lo Stato), una storia ultracentenaria (come la Nazione). Ne deriva che i rapporti tra istituzioni vanno regolati da leggi particolari: così come la ripartizione dei poteri tra governo, parlamento e magistratura, ciascuno con sue prerogative e modalità, così come una disciplina legislativa che sanziona determinati reati. Pertanto per l'istituzione mafia occorrerà studiare una legge ad hoc, meno dispersiva di quelle esistenti, che consenta indagini particolari nella loro complessità, forze specializzate, provvedimenti eccezionali e sanzioni specifiche.
Nessuno può negare che ci sia una parte della magistratura malata di protagonismo che invade il campo della politica, così come un accanimento contro Silvio Berlusconi. D'altro canto il presidente del Consiglio si proclama innocente: con la sua posizione economica si può permettere i migliori avvocati del Paese, perché sottrarsi al giudizio? Comportarsi come un qualsiasi cittadino sarebbe un bell'esempio di correttezza politica, morale e civile. Berlusconi invece sollecita l'urgente approvazione di una legge con effetti retroattivi: la retroattività e l'urgenza, in materia di disciplina giuridica, preoccupa. Sapevamo che le leggi non potevano applicarsi con effetti anteriori alla loro pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale...
Della riforma della giustizia se ne parla da oltre quarant'anni: perché ora c'è questa urgenza, e neppure per una completa riforma ma solo per una parte? Non era più urgente una legge contro la mafia?
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