| 18 Maggio 2010
"Chi sbaglia paga" ha sentenziato la carica istituzionale più importante dopo il presidente della repubblica. Finalmente qualcuno seduto negli alti scanni del paese, il premier Silvio Berlusconi, ha dettato chiaramente le direttive (perlomeno ideologiche) in materia di giustizia. Una dichiarazione che il popolo aspettava da decine e decine di anni (per non menzionare i secoli pregressi): a detta della maldicente vox publica, infatti, i piatti della bilancia sorretti dalla statua della giustizia (forse per il peso degli anni) sembrano pendere sempre più da una sola parte.
Grazie ai giornali sono venuti alla ribalta degli episodi di illegalità (tutti da dimostrare sino a sentenza della Cassazione) che non rendono certo onore al nostro povero paese. Per vicende simili nella sostanza, che passarono sotto il nome di tangentopoli, la maggior parte degli imputati dell'epoca fu poi assolta: ma la cosiddetta prima repubblica cadde e con essa uomini e partiti. Erano tutti candidi? Al popolo è rimasto un dubbio. Se si dovesse applicare il concetto (filosofico) che chi sbaglia paga non ci dovrebbero più essere prescrizioni, condoni, patteggiamenti, riduzione dei termini, declassamento di reati e via dicendo. Nei fatti, si è instaurato un convincimento: vivendo in una società edonistica, ciascuno cerca il meglio per sé e la propria famiglia (allargata ad amanti, amici, servitori ecc) dandosi da fare. E il fare prevale sulle regole: dai palazzi abusivi agli appalti truccati, dai concorsi alle concessioni. Se poi qualche semplice cittadino adegua la sua casa al numero dei famigliari o non rilascia uno scontrino fiscale, prima viene additato come il delinquente che inquina il paese e poi viene preso ad esempio per favorire provvedimenti di giustizia compassionevole che con la scusa della pagliuzza intendono rimuovere la trave.
Sono emersi anche casi di pestaggi eseguiti dalle forze dell'ordine, con implicazioni per smercio di droga, rapine e occultamento di armi. Tutti episodi che non fanno onore ad una benemerita categoria di servitori dello Stato, che dovrebbero vigilare meglio sulle mele marce che gettano discredito su tutti. In altri paesi europei gli aspiranti gendarmi (spesso un'arma unica articolata su funzioni diverse) devono avere un buon livello di istruzione e, soprattutto, lasciano un posto di lavoro che già occupano: lì non si diventa poliziotti perché si è disoccupati o precari, ma per vocazione verso l'ordine sociale!
Spesso chi ha sbagliato, se ha saputo affidarsi ad avvocati eccellenti e costosi oppure all'appoggio delle confraternite (di ogni tipo), non ha pagato. Addirittura chi più ha sbagliato è stato elevato dai compagni di merenda ad incarichi più prestigiosi: evidentemente per mettere l'amico al sicuro e in condizione di ricambiare l'amichevole favore (non si sa mai). Chi ha sbagliato paghi! Bella frase, ma c'è anche il detto "il più pulito ha la rogna"... E ai piani alti del potere politico, amministrativo ed economico sembrano esserci più rognosi che persone sane. E sono secoli che il popolo attende un gesto da chi senza peccato osi scagliare la prima pietra.
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