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Il 22 agosto dello scorso anno, quando ancora la crisi economica mondiale non era scoppiata, evidenziammo il pericolo che stavano correndo moltissimi fondi azionari italiani a causa delle perverse partecipazioni nei fondi statunitensi. A distanza di un anno i fatti ci hanno dato ragione: i fondi pensione gestiti dalle assicurazioni e dai sindacati perdono più del 5% mentre quelli dell'Inps guadagnano. Hanno quindi fatto bene quei lavoratori che hanno lasciato il loro tfr (trattamento di fine rapporto) all'Inps. Mentre nei fondi standard proposti dalle banche ai risparmiatori esiste una quota di rischio che il sottoscrittore accetta, nei fondi pensione i lavoratori avevano affidato le trattenute dei salari e degli stipendi in vista di una serena vecchiaia nella convinzione che avrebbero fruttato più della pensione statale. Ripubblichiamo, a beneficio di coloro che non avessero letto i nostri avvertimenti, le argomentazioni svolte:

In tutto il mondo (a cominciare da Cina, Giappone ed Europa) le aziende, specie le bancarie, le assicurative e i vari fondi, bilanciano i loro investimenti creando orticelli nei paesi e nei settori all'avanguardia, ripartendo le quote al fine di porre al riparo il loro capitale da sempre possibili sbalzi e crisi di mercato. Per esempio, quasi tutti i fondi italiani obbligazionari, monetari e azionari reinvestono una parte percentuale anche in azioni, obbligazioni e valuta in paesi esteri (Usa, Germania, paesi dell'Est ecc.); nei soli Usa sono circa 150 i fondi italiani che hanno delle partecipazioni in fondi statunitensi.

L'economia statunitense domina i mercati mondiali, principalmente per i seguenti motivi: è un Paese vasto 25 volte più dell'Europa ma con un terzo della popolazione (250 milioni di abitanti su un territorio di oltre 9 milioni di km quadrati) quindi assorbe merci e prodotti, con un'industria e un mercato del lavoro tendenzialmente in crescita; è all'avanguardia nella tecnologia militare e scientifica; il dollaro è stato imposto come valuta pregiata che, sino all'avvento dell'euro, dettava le transazioni internazionali. Considerato questo intreccio mondiale di partecipazioni incrociate, che in teoria dovrebbero salvaguardare il mercato, è inevitabile che la crisi di un settore (edilizio o bancario, per esempio) o in un paese (Usa ecc.) coinvolga a catena tutte le altre aziende mondiali collegate, ripercuotendosi sulle borse nazionali che, a loro volta, influenzano le altre borse mondiali.

In Italia c'è un'aggravante: eccetto rare eccezioni la classe dirigente del Paese proviene o è nominata per meriti politici (si veda il capitolo 12 del libro di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo La Casta), pertanto è una dirigenza incompetente abituata a sperperare il denaro proveniente dalle casse pubbliche e a investirlo dietro suggerimenti politici interessati. Quindi prestiti bancari o acquisizione di azioni per favorire le manovre di aziende e personaggi del quartierino senza aver verificato la consistenza, garanzia e fattibilità del raccomandato. Con i risultati che sappiamo. Recentemente sono stati costituiti dei fondi ad hoc per gestire il tfr (fondo di liquidazione) dei lavoratori che non hanno ritenuto di affidarlo all'Inps o al proprio datore di lavoro. Ebbene, un gran numero di questi nuovi fondi è direttamente o indirettamente collegato a partiti, uomini politici, sindacati dei lavoratori e associazioni varie che - per far fruttare il capitale - ne hanno investito una parte nei fondi americani; così come hanno fatto banche e assicurazioni. Se i fondi fossero stati invece affidati - per legge - ad un ente unico tipo ex Iri, destinato a finanziare le aziende produttive e le grandi opere di stato, oltre a non avere una pletora di dirigenti e impiegati con relative inutili e costose spese di rappresentanza politica, il capitale sociale sarebbe aumentato nel tempo salvaguardando il futuro dei pensionati e accrescendo il Pil nazionale. Ma il Parlamento ha ritenuto di favorire i vari famelici e incompetenti compagni di merenda autorizzando la creazione di fondi destinati a gestire l'accantonamento per la pensione dei lavoratori.

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