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Pubblicita' Fiat 500

"La nuova 500" (Archivio storico Fiat, 1957)

I politici, la stampa e la televisione esultano per l'internazionalizzazione della Fiat, sbarcata in grande stile negli USA e in altre paesi con decisive posizioni azionarie. Il pubblico della carta stampata e del piccolo schermo, imbeccato dai padroni dei mass media (vuoi Silvio Berlusconi, la stessa Fiat, Confindustria o i sindacati e i partiti), gioisce per l'espansione di un prestigioso marchio italiano che ha in dote anche Ferrari e Lancia. Il popolo si rallegra, così come si sono rallegrati i tifosi dell'Inter per la conquista dello scudetto.

Ma come, la nostra azienda non aveva degli operai in cassa integrazione? Non aveva chiesto al governo provvedimenti per la rottamazione delle auto al fine di incentivare le vendite? Se non riusciva ad andare a tutto gas negli stabilimenti italiani, dove ha trovato l'ingente somma per acquisire pacchetti azionari di Chrysler, Opel e altre aziende? Le azioni della Fiat non sono in mano alle banche italiane (Sanpaolo, Unicredit) a garanzia dei prestiti fatti? Ci hanno detto: scambio di tecnologia; ma anche questa ha un valore sul mercato così come lo hanno i macchinari, le scorte e il marchio aziendale. Quello che dovrebbe preoccupare è il valore aggiunto della tecnologia: in sostanza, la vendita di idee e non di prodotti. L'attuale crisi economica mondiale è da imputarsi proprio al dilatarsi (in Usa e per ricaduta in Europa) delle vendite di prodotti finanziari gonfiati che alla fine sono esplosi.

Già altre volte, anche su questo sito, abbiamo ipotizzato una manovra per ridare verginità ad aziende decotte. Facciamo un esempio elementare: un'azienda che vale 100 ma ha debiti per 40 ne acquista un'altra che vale 50 ma avendo debiti per 20 viene ceduta a 40; il capitale della prima azienda sale a 150 ed i debiti a 60. Di fronte ad un capitale di 150 riceve dalle banche un prestito di 50 con il quale acquista un'altra azienda dal valore 100 e debiti 40, ceduta a 60. A questo punto il capitale sale a 250 e i debiti a 100. E' facile a quel punto chiedere in giro prestiti (allo stato, alle banche ecc.) per 100 potendo garantire 250. Si chiama "risanamento".

In questi giorni il risanatore Sergio Marchionne, o le banche (vere proprietarie), hanno chiesto aiuto allo Stato italiano per non chiudere qualche linea di montaggio o mettere in cassa integrazione degli operai, mentre la Chrysler ha chiesto un intervento economico al presidente Barack Obama. Valore aggiunto concreto, in quanto monetario, per sanare i debiti con il denaro dei contribuenti. Peccato che alle piccole aziende siano negate tali facilitazioni nell'accesso al credito: chissà quanto si svilupperebbero!

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