| 24 Aprile 2010
Un provvedimento governativo in corso di approvazione in Parlamento passerebbe gratuitamente tutte le proprietà demaniali dello Stato (terreni e immobili) alle regioni di pertinenza. La clamorosa notizia - che in un Paese serio scuoterebbe l'opinione pubblica - arriva dal deputato Bruno Tabacci (ex democristiano della prima repubblica e ora con Francesco Rutelli) durante l'odierna trasmissione di Omnibus (La7).
Ci chiediamo: considerato che i beni del demanio rappresentano la garanzia dello Stato sui debiti contratti, come farebbe fronte l'Italia ai suoi doveri in caso di insolvenza? E quale garanzia lo Stato offrirebbe agli eventuali sottoscrittori di obbligazioni e titoli di stato? Ma soprattutto, gli stranieri investirebbero ancora sui titoli italiani, a questo punto non coperti? Nella stessa trasmissione il senatore Massimo Garavaglia (Lega Nord) ha fatto capire che i debiti statali verrebbero assunti (come contropartita) dagli enti locali, cioè dalle regioni, che già hanno i loro. Sarebbe questo il federalismo?
C'è differenza tra una società per azioni e il Parlamento, ha sottolineato Tabacci nel corso del dibattito tv: nelle Spa una volta che il consiglio di amministrazione assume una decisione anche i contrari vi si dovranno adeguare; e per decidere non è necessario avere la maggioranza delle quote azionarie ma è sufficiente un patto sindacale, cioè un accordo tra azionisti attraverso quote di minoranza incrociate. E' la classica operatività aziendale che l'attuale premier-imprenditore ha trasferito nella sua attività politica: così, secondo la dottrina Berlusconi, anche i parlamentari dissenzienti dovrebbero adeguarsi alle decisioni della maggioranza del partito.
Tutto ciò in contrasto con quanto prevede la Costituzione, nell'ordinamento della Repubblica: il "suffragio universale e diretto [...] ove ogni membro rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato". Analogamente, in "Controsensi politici" abbiamo già sottolineato l'incoerente concezione di azienda applicata alla sanità pubblica: in questo senso le Asl sarebbero destinate a produrre utili piuttosto che erogare servizi in quanto enti locali. Purtroppo questi ed altri concetti economici vengono spesso ignorati proprio nei testi di legge. Inoltre, sul risultato della recente competizione regionale avevamo segnalato come tra astenuti, voti nulli e schede bianche ben il 55% degli italiani non avevano espresso alcuna preferenza politica: secondo i calcoli di Tabacci i due partiti maggioritari (Pdl e Pd) hanno raggiunto - insieme - appena il 33% dei voti espressi. Fatti i debiti calcoli sono entrambi in minoranza in quanto il 67% degli italiani non li ha votati.
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