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copertina libro pitigrilliL'avvento della televisione e successivamente di internet hanno alterato tradizioni locali, saperi e persino il dna caratteristico di specifiche etnie: con il mescolamento delle identità regionali, le unioni tra diverse nazionalità, attraverso la spinta all'uniformità della cultura e nella produzione di beni. Tale processo è favorito anche dal diffondersi di viaggi e spostamenti.  

Nello scorso secolo, in Italia, la tradizione dei barbieri faceva capo a Catania così come quella dei carpentieri al Friuli. I musicisti gravitavano in quella zona dell'Emilia che ha il suo capoluogo a Parma, i pastori erano o sardi o abruzzesi, i cuochi laziali e così via. Ovviamente parliamo delle zone ove erano maggiormente ubicate certe propensioni che rendevano la località caratteristica o per la produzione manifatturiera (formaggi, vini, mobili, sellerie, vetro ecc.) o per quella artistica (canto, musica, urbanistica ecc.). Ed è facile capire il motivo per il quale alcune località erano riconoscibili, non solo per il dialetto, ma anche per la capacità dei suoi abitanti di espletare certe mansioni. Nascendo in un circoscritto ambiente familiare o locale si assorbono le abilità degli adulti, che poi saranno messe a frutto nella vita. Ma non solo: una famiglia, per esempio, che da generazioni perpetua un certo mestiere trasmette informazioni al cervello, che si tramandano di padre in figlio, e che le successive generazioni rielaborano incosciamente, avendole assorbite nel dna (quale motore della vita e dell'evoluzione).

Se nulla si crea e nulla si distrugge, qualcosa di immateriale rimane. In questo sono concordi teologi e scienziati: la disputa è su cosa, dove e come. Tutti noi sprigioniamo un'energia che sopravvive dopo la morte: l'apparizione dei cosiddetti fantasmi (se fossero fenomeni reali e non mistificazioni) o i contatti con l'aldilà potrebbero considerarsi come fenomeni legati a tali energie.

Il sarcastico e incredulo Pitigrilli (pseudonimo di Dino Segre, scrittore di successo della prima metà del Novecento) nel libro Pitigrilli parla di Pitigrilli (Sonzogno, Milano, 1951) ha raccontato - tra le altre cose - i suoi trent'anni di contatti con un centinaio di cialtroni e autentici medium, giungendo alla conclusione che l'anima o materia o energia sopravvive e che, in determinati casi, può manifestarsi. Pitigrilli premette che anche nei casi

più verosimili c'è un'allarmante possibilità d'inganno. L'astronoma Fede Paronelli [...] mi diceva: ho assistito a 800 sedute e la certezza che si tratti di conversazioni con i morti non l'ho ancora raggiunta. Ernesto Bozzano, la più alta autorità in materia, in tarda età scriveva che il 98% di ciò che si crede spiritismo non lo è. Non lo è perchè il credente nell'occulto ha la tendenza morbosa a forzare il fenomeno. Ho visto una medium (nel 1940) disegnare disordinati arabeschi, ma i presenti alla seduta erano meglio disposti a qualificarli caratteri runici o etruschi, che a proclamarli sgorbi. [...] Quando qualcuno vi descrive un esperimento spiritico, il vostro primo riflesso deve essere di non credere. Per definizione, le cose, si tratti di spiritismo, di adulterio, di incidente automobilistico o di storia patria, non sono mai come le raccontano.

Un aspetto importante dei dodici punti elaborati da Ernesto Bozzano (si veda Visite ultraterrene) e ritradotti dal francese all'italiano da Pitigrilli - che riporteremo nei prossimi giorni in un ultimo articolo sul tema - sottolinea come dopo la morte alcune anime, che in vita sono state irrequiete o hanno avuto un trapasso tragicamente repentino (suicidi, incidenti automobilistici, omicidi) abbiano seguitato, per molto tempo, a credersi in una esistenza ancora collegata alla vita terrena. 

Una riprova che nulla si crea e nulla si distrugge e che le esperienze acquisite, professionali o della vita o nel dna, permangono anche dopo la morte terrena. Un'ipotesi tutta da chiarire, come le strane coincidenze di violenti avvenimenti luttuosi che si ripetono, dopo il primo, in un ristretto ambito famigliare o spaziale (strade, abitazioni ecc.), come se lo spirito del primo defunto aleggiasse ancora sul luogo dell'avvenimento sprigionando negative influenze.

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