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copertina libro toddiUn personaggio del Novecento, che ha avuto infiniti riconoscimenti e onori internazionali per la sua poliedricità del sapere, in Geometria della realtà e inesistenza della morte (De Carlo, Roma, 1947, pagine 506) ha dimostrato - con dovizia di citazioni filosofiche, teologiche, scientifiche e letterarie - che il corpo dopo la morte non termina la sua esistenza ma sopravvive in un'altra dimensione, proseguendo in questo modo il cammino iniziato senza annullare la precedente esperienza terrena ma amplificandone le percezioni e le possibilità.

Toddi, pseudonimo del conte Pietro Silvio Rivetta di Solonghello, premesso che "le leggi della Natura regolano l'Universo sì che esso sia proporzionato, equilibrato, coerente, armonico" e che "ogni essere vivente, dall'unicellulare al più complesso, è organizzato in modo da conservare e difendere la vita", afferma che "la morte è in contrasto con i principi generali che reggono l'Universo".

Nel libro si sostiene che quello che noi percepiamo non è la realtà (l'essere) delle cose o degli avvenimenti ma il loro apparire. Ancora oggi enumeriamo aristotelicamente i cinque sensi, sebbene essi siano in numero assai maggiore: almeno otto, e forse anche una ventina, come sostenuto nel 1941 da Marcel Boll in Le Mystére des Nombres et des Formes (Larousse, Paris). Pertanto la conoscenza attraverso i soli cinque sensi è errata poiché rileviamo il fenomeno, l'aspetto o la deduzione logica, facendo coincidere il manifestarsi della materia vivente con la materia stessa, mentre la materia (da Toddi denominata "corpo") è in continuo movimento e quindi immutabile, in una realtà fisica indistruttibile, che si sposta nel tempo e nello spazio, conservando la memoria dell'accaduto e la conoscenza del mutamento in fieri. Si vedano in proposito le argomentazioni demodoxalogiche sul passato, presente e futuro trattate nella lezione 33 del nostro corso online.

Sempre secondo le argomentazioni di Toddi ("la naturale armonia"):

le forze di coesione sono di natura elettrica [...] e tra atomo e atomo del metallo si esercitano forze enormi paragonabili alla catena che tiene avvinti gli elettroni nelle loro orbite a quella per cui i pianeti non fuggono dalle orbite loro [...] Il moto di rivoluzione degli astri va classificato tra i movimenti periodici, sicché, a rigor di termini, anche il movimento dell'estremo pianeta del sistema solare è oscillatorio e quindi esprimibile con una sinusoide [...] Per noi legati al presente ed all'istante, la sproporzione è gigantesca: ma che cosa sono 494 anni [Ndr: due rivoluzioni complete] - men che mezzo millennio - nell'eternità?

Pertanto la "realtà" fisica va inquadrata in un fenomeno ondulatorio (l'alternanza dei cicli sostenuta dai demodoxaloghi) mentre l'indistruttibile vita definitiva (dopo la morte) non è soggetta a tale moto (i cicli) ma reale, in quanto eterna: colui che muore cessa di vedere e sentire poiché interrompe i rapporti con lo spazio e il tempo ma non per questo non vede e non sente, anzi acquista conoscenze e possibilità iperfisiche in una gigantesca estensione spaziale, ove permane l'esperienza del passato. Conclude Toddi:

Tutto ciò che esiste esisterà sempre, dal minimo oggetto corporeo alla più astratta idea pensata. L'Universo permanente comprende tutto l'Universo quale fu, è e sarà: l'Universo si sta formando perché indistruttibilmente permanga: questo mondo e l'altro mondo in formazione. E così si giustifica ogni attimo e ogni atomo. Nella interpretazione iperfisica del Creato possono trovar spiegazione anche molti fenomeni non chiari con le interpretazioni correnti.

Dunque, se la materia vivente che forma i nostri corpi in terra si modifica in altra specie (energia?) nel tempo/spazio ultraterreno, non è improbabile la possibilità e l'esistenza di contatti tra viventi (in Terra) con i viventi nell'iperfisica. Le esperienze di Pitigrilli (cfr. "Messaggi medianici") ci confermano l'ipotesi, come avremo modo di riferire in un prossimo articolo.

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