| 23 Maggio 2009

Gabriele Beccaria, nell'articolo "La scienza scopre come Dio ci ascolta" (La Stampa, 8 maggio 2008), ci ragguaglia sulle ricerche del genetista evangelico americano Francis Collins, autore del Progetto genoma umano, svolte presso il laboratorio di Craig Venter: in sostanza, Dio agirebbe sulla base della meccanica quantistica fin dall'esplosione originaria del Big Bang, che produsse ciò che vediamo (stelle, pianeti e galassie) nonché la materia e l'energia "oscura" che compone l'universo a noi non accessibile. Quindi i cosiddetti miracoli non sarebbero una forzatura della natura ma la capacità di "un super-scienziato saggio" (individuato in Dio) capace di sfruttare le potenzialità dell'universo da lui stesso creato. Collins rincara la dose suggerendo di chiedere l'aiuto dell'azione divina attraverso le preghiere tramandate dalla tradizione, in quanto la ricerca contemporanea non sarebbe in grado di "previsioni e spiegazioni assolute" stante l'imprevedibilità caotica dei sistemi complessi che sembrano possedere "un certo grado di libertà nei propri sviluppi futuri".
In un riquadro dell'articolo si spiegano anche le tesi della meccanica quantistica secondo l'esperimento del fisico austriaco Erwin Schrodinger: un approccio considerato da Collins la sofisticata logica "della mente divina" che si nasconderebbe nei lampi delle particelle che compongono il puzzle scientifico-metafisico della ricerca. In tale esperimento un gatto fu rinchiuso in un contenitore con una fiala di cianuro: dall'esterno non si poteva sapere se il gatto fosse morto o ancora in vita sino all'apertura del contenitore. La conclusione-tesi di Schrodinger è la seguente: nel nostro modo di pensare il gatto può essere o vivo o morto, nel modo di pensare di Dio possono coesistere diversi stati così come le particelle quantistiche possono trovarsi "in più luoghi simultaneamente".
In definitiva le spiegazioni dello scienziato americano sulla presenza di Dio rimangono ancora nell'opinabile e indimostrabile e non risolvono il conflitto tra scienza e religione, indicando una strada. In un recente articolo Fulvio Roccatano ha citato una frase di Norberto Bobbio: "la vera differenza non è tra chi crede e chi non crede, ma tra chi pensa e chi non pensa". Aggiungiamo che chi non pensa accetta tutte le informazioni e le presunte verità che gli vengono raccontate o che assimila dagli strumenti (parlati, visivi, olfattivi ecc.) della comunicazione; chi pensa elabora sue idee e visioni secernendole da ciò che vede, legge o sente.
Il dilemma resta: se la religione è fede (credere) difficilmente troverà un accordo con la scienza (pensare, creare e sperimentare).
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