| 01 Novembre 2009
Nell'articolo "Il destino immortale" avevo messo a confronto le esperienze di Bozzano e Toddi, le opinioni dello scrittore Pitigrilli e il contenuto dei libri dello Scrivino Ortano (Mario Vitantoni) circa i dodici punti sull'aldilà riportati da Giulio D'Orazio nell'articolo "Entità incorporee". Nell'intento di dar voce a tutte le credenze religiose sull'ultraterreno e quindi divulgare anche quanto scritto nei libri Ortani, ritorniamo sul concetto secondo cui l'anima dopo la morte del corpo subirebbe una delle tre destinazioni così definite: rivivere in luce, custode del corpo, corpo in sciame microgerme. Abbiamo già scritto delle "anime riviventi in luce", in questa sede ci occuperemo dei cosiddetti "custodi dei corpi".
Il Centro studi dei libri ortani documenta che nei manoscritti di Vitantoni si afferma che dopo l'esistenza terrena l'anima che ha raggiunto il giusto equilibrio con la propria mente e il proprio corpo, sarebbe destinata a rivivere in luce subito, mentre l'anima che deve ancora migliorarsi sarebbe destinata a lavorare come custode dei corpi degli uomini e delle donne viventi per poi rivivere in luce. La distinzione tra "corpo" e "corpi" assumerebbe il seguente significato: l'anima custode assegnata a un corpo potrebbe andare a rivivere dopo trent'anni qualora avesse ottenuto dei buoni risultati attraverso il lavoro svolto sul corpo della persona da custodire, la quale potrebbe aiutare meglio il proprio custode se riuscisse a percepire la sua costante presenza e se frequentemente lo ringraziasse per l'aiuto che riceve. Insomma vi sarebbe un reciproco interesse nel collaborare. Se invece l'anima del custode dovesse trovare difficoltà nel proprio lavoro, al momento della morte del corpo della persona da custodire, lavorerebbe accanto ai corpi di altre persone sino a un massimo di trecento anni, dopodiché sarebbe degna di rivivere in luce. Ma in cosa consisterebbe il lavoro dei custodi dei corpi e quale sarebbe il loro scopo? Nei libri ortani si afferma che il custode avrebbe il compito di orientare la persona che custodisce a fare bene e dire bene verso le leggi della natura secondo il volere del Creatore, e che il custode sarebbe preposto ad aiutare la persona in forma di energia e nei movimenti. L'assegnazione avverrebbe in funzione della somiglianza tra l'anima del custode e detta persona, per quello che riguarda il carattere e il vissuto.
Credendo a tali affermazioni si può sostenere la seguente ipotesi: quando un individuo sostiene di aver già visto certi luoghi o di essersi già trovato in certe situazioni, senza che ciò effettivamenete si sia verificato, potrebbe trattarsi delle esperienze vissute dal proprio custode. E' quel fenomeno che i neurologi chiamano "déjà vu" (già visto, già vissuto) facendolo rientrare nella sfera dei disturbi psico-sensoriali. Altre ipotesi di fede: se come descritto, il custode aiuta la persona nei movimenti e in forma di energia, qualora detta persona si dovesse produrre in sforzi muscolari e mentali razionalmente e obiettivamente a essa impossibili, superando ogni aspettativa, potrebbe essere intervenuto in supplemento il proprio custode; come potrebbe essere intervenuto quando il conducente di un'automobile si ritrova a percorrere strade anche sconosciute, a superare semafori e pericoli di ogni genere, guidando senza concentrarsi e applicarsi più di tanto. Comunque sia, secondo le interpretazioni del Centro studi dei libri ortani, ad ogni persona vivente sarebbe assegnato un custode del corpo, il quale sarebbe naturalmente facilitato lavorando vicino a una persona di indole buona ed equilibrata. Considerato che, in generale, l'argomento del post mortem suscita curiosità inappagate, magari si potrebbe aprire un dibattito su questo sito, sempre disponibile all'irriverenza e all'indagine sul non conosciuto.
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