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Tra gli esseri umani esistono divisioni e opinioni diverse sulla politica, l'economia, la cultura ecc. ma la massima divisione, trasversale ai gruppi sociali, è rappresentata dal secolare dualismo tra fede e ragione: così quelle tra ipotesi filosofiche, dogmi teologici e teorie scientifiche sono divergenze che hanno portato i popoli a scontrarsi persino con le armi.

Nell'articolo "Dio ci ascolta" Maria Teresa Thibault si sofferma sull'irrisolto conflitto tra scienza e religione; nella recensione "Credere o non credere" Fulvio Roccatano conferma il primato del pensiero, quindi della ragione sulla fede senza prove; infine Giulio D'Orazio nell'articolo "La teoria e il caos" afferma che "anche la cosiddetta opinione pubblica nasce, si espande e declina in base a delle costanti (K), che dipendono dalla ripetizione (divulgazione) del messaggio e dall'ampiezza del pubblico (tempo/spazio). Costanti avvalorate dall'autorevolezza (vera o presunta) dei comunicatori: profeti, maghi, filosofi, scienziati, giornalisti, scrittori, ma anche reti mediatiche(tv e internet) e così via". Secondo tale principio, ritengo normale che la costante K, applicata alla religione basata su una fede cieca e acritica, porti a una forma di integralismo, ma allo stesso modo che la costante K applicata alla scienza estremamente razionale produca una forma di dogmatismo laico: ne consegue che scienza e fede non possono armonizzarsi, almeno sullo stesso percorso.

A mettere tutti e tutto d'accordo, secondo il Centro studi libri ortani, potrebbe essere il contenuto dei quasi due quintali di misconosciuti manoscritti dello "scrivino ortano" Mario Vitantoni (ne abbiamo discusso più volte su questo sito). Secondo tali testi, ad esempio, si potrebbero eliminare i dogmi di fede relativi a un dio creatore fornendo altre risposte alle domande sulla genesi e l'esistenza dell'uomo e della donna: un tentativo - certamente non accademico - di conciliare la fede e la ragione, la teologia e la scienza, senza più necessità di ipotesi filosofiche.

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