| 23 Agosto 2010
La discussione demodoxalogica su Natura e Naturale è antica: ne ricapitolo alcune tappe. Sul Notiziario dell'Associazione nazionale sociologi (Ans, luglio 1994) scrissi l'articolo "Natura e naturale: chiarezza semiologica e distorsione empirica". Nel febbraio del 1995 i sociologi organizzarono a Nemi (Roma) il convegno di studi "I sociologi e la nuova politica ambientale". Giulio D'Orazio presentò la relazione "Popolazione, Territorio, Risorse: i nuovi parametri per una vera politica ambientale". Io intervenni ponendo in evidenza la differenza tra la Natura e il Naturale. Questa differenza e il mio contributo al convegno di Nemi fu poi citato nella comunicazione di D'Orazio "Ipotesi di lavoro per degli elementi di convergenza tra Natura e Cultura", presentata alla LXIII riunione della Società italiana per il progresso delle scienze (Sips, Urbino, 1995). Infine, all'interno del primo convegno sull'opinione pubblica organizzato dalla Società Italiana di Demodoxalogia (Roccasecca dei Volsci, 2003) col titolo "Uno sguardo al futuro: gli effetti della globalizzazione" presentai la relazione "Ambiente Cosmico e Ambiente Mondiale tra Scienza e Metafisica", dove sottolineai ancora una volta la differenza tra la Natura e il Naturale.
Ma qual è questa differenza e chi l'ha stabilita? Io ho riflettuto su ciò che ho letto nei Libri Ortani dello "scrivino" Mario Vitantoni: in essi è scritto che la Natura appartiene alla disciplina di chi agisce all'interno dell'universo per volere di Dio, mentre quello che vediamo intorno a noi (piante, bestie, persone) si chiamerebbe Naturale. In altre parole, il Naturale vegetale, animale e umano rappresenta il prodotto della Natura, cioè la manifestazione della sua presenza. In quei libri c'è un esempio calzante per stabilire questa differenza: la Natura si può assimilare all'energia che alimenta e fa girare un motore: noi vediamo il motore che gira ma non vediamo la forza invisibile, magnetica, elettrica ecc. che lo fa girare. Se non vi fosse questa energia il motore rimarrebbe fermo: allo stesso modo se la Natura fosse "morta", come la definiscono alcuni pittori, non vi sarebbe alcuna forma di vita. Ciò che loro dipingono, secondo i Libri Ortani, è invece il Naturale Vegetale prodotto dalla Natura. Così, coloro che affermano di fare una passeggiata a contatto con la Natura sono invece a contatto con il Naturale Vegetale, Animale e Umano, a seconda dei casi. Del resto, se andiamo a consultare la maggior parte dei vocabolari e delle enciclopedie troveremmo simili definizioni: "la natura è la più elevata forma di energia operante nell'universo, generatrice, conservatrice e trasformatrice degli esseri e delle cose" e anche "forza vitale agente nei singoli organismi"; "il naturale è causato, prodotto dalla natura", "è il contenuto dei tre regni della natura".
Se ne deduce che se la Natura è in grado di generare, conservare e trasformare gli esseri che appartengono al suo regno e quindi anche l'uomo, se la Natura possiede una forza che alimenta la vita degli organismi e una forma di energia superiore a qualsiasi altra all'interno dell'Universo, essa non può che collocarsi al di sopra dell'uomo. La Natura non dovrebbe cioè essere considerata come l'erba che calpestiamo, gli alberi con i loro frutti, i fiori, gli altri prodotti della terra, gli animali, l'uomo stesso: essa invece regna su tutti questi elementi conservandoli e trasformandoli dopo averli creati. Se le associazioni ambientaliste condividessero questa differenza, forse non affermerebbero più di difendere la Natura, che non ha bisogno di essere difesa, ma di proteggere e salvaguardare il Naturale da essa prodotto. E gli scienziati che approvassero questa ipotesi forse arriverebbero meglio, e prima, a capire l'origine e la funzione delle energie visibili e invisibili, normali e supernormali dell'universo.
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