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Vecchie e nuove povertà nell'area del Mediterraneo
è un libro edito nel 1999 dalla Società Umanitaria [+] di Milano per confrontare situazioni e politiche sociali tra diversi paesi che, in un modo o nell'altro, guardano all'Europa o da cui partono flussi di emigranti. Trecentodieci pagine corredate da una appendice (a cura di Claudio A. Colombo) relativa all'elenco delle istituzioni nazionali e internazionali di siti specializzati nel terzo settore, nell'handicap e nell'ambiente che si occupano di migranti e povertà. Un volume che consiste negli atti di due convegni organizzati dalla predetta associazione: a Napoli il 22-23 ottobre 1998 e a Milano il 22 e 23 aprile 1999.

Il libro si articola in una presentazione a cura del presidente della Società Umanitaria, Massimo della Campa, che ragguaglia sulla storica attività della centenaria Fondazione, sulle prospettive future e l'impegno nel campo editoriale; nelle introduzioni ai due seminari svolte rispettivamente da Morris L. Ghezzi e Umberto Melotti e in due capitoli di tematiche: le problematiche generali e gli aspetti specifici. Un libro che andrebbe letto e meditato da coloro che si occupano di pari opportunità, cooperazione, solidarietà ed emigrazione e di cui diamo una breve sintesi dei vari interventi.

  • Morris L. Ghezzi si sofferma sul concetto di diseredati e sui lavori svolti dal gruppo di studio, partendo dal contatto con realtà omologhe nei vari stati mediterranei, da interviste privilegiate e ricerche effemerografiche (quotidiani e letteratura in argomento), riferisce sul convegno di Napoli ed illustra l'aspetto sociologico e giuridico dei nuovi ed antichi bisogni, auspicando correttivi al welfare e aggiornate definizioni e risposte a tre problemi principali: l'etica del lavoro, i diritti di cittadinanza e il modello democratico di gestione del potere politico. Conclude affermando che valori e poteri sono due concetti e, contemporaneamente, due realtà sociali connesse fra loro, ma anche diverse in modo profondo.
  • Umberto Melotti, partendo dal programma per lo sviluppo elaborato dalle Nazioni Unite e dalle varie situazioni di povertà nel mondo, definisce concetto difficile e realtà inquietante la povertà passando poi ad esaminare chi sono oggi i poveri in Italia (famiglie numerose con un solo reddito o handicappati a carico, disoccupati, sottoccupati e precari), la situazione degli immigrati (povertà d'immigrazione), per concludere con una prospettiva mediterranea.
  • Chiara Saraceno, vede la povertà come esclusione sociale non inserita in reti significative di assistenza, non sufficientemente garantita dal sostegno al reddito minimo e quindi come politica assistenziale incompleta. Infatti, a livello nazionale le misure di garanzia sono solo per gli anziani e i disabili, per tutti gli altri casi è lasciata l'iniziativa alle politiche locali con conseguente framentazione e disomogeneità.
  • Stefano Petilli affronta un dilemma che riguarda la povertà: partendo dalle nuove teorie sulla dipendenza sino alle proposte sulle chances di sviluppo provenienti dalla teoria normativa del commercio internazionale. Con conseguente ritorno del pauperismo nei paesi ricchi e la paura che tale ritorno comporta nella separazione dei poveri dalla società. Per non menzionare la povertà dei paesi poveri dipendenti dalla crescita e dallo sviluppo controllato dai paesi ricchi. Affronta quindi la rilettura sull'indebitamento causato dalla dipendenza, la nuova filosofia "trade, but not aid", lo sviluppo non programmato e nuove regole nel commercio internazionale. Conclude sulla variabilità del concetto di bisogno da stato a stato e la necessità di una concettualizzazione non solo semantica.
  • Yuri Kazepov affronta, con tabelle comparative di riferimento, il ruolo delle istituzioni nel processo di costruzione sociale della povertà in tre diverse città: Milano, Helsingborg (Svezia) e Bremen (Germania). Tre città con risposte diverse a domande con dinamiche simili ma significati diversi.
  • Andrea Furcht riflette sulla grande trasformazione che crea avvantaggiati e svantaggiati, interrogandosi sul futuro delle donne, dei giovani e degli anziani. L'innovazione tecnologica, l'immigrazione, le varie categorie di lavoro (autonomi, precari, dipendenti, marginali ecc.) modificano lo stato sociale per cui la prospettiva futura sarà quella di governare il cambiamento respingendo la paura del Golem.
  • Bruno Bilotta fa riferimento alla percezione della povertà legata alla disuguaglianza sociale e ai bisogni sociali. Bisogni esistenziali qualitativi e quantitativi che sconfinano nella marginalità sociale di varie categorie di emarginati che corrono su binari paralleli ma diversi.
  • Francesco M. Battisti si addentra nel modo con cui le nuove tecnologie possono aiutare a gestire i problemi connessi alla crescita della povertà in Italia, soffermandosi sull'approccio clinico, l'analisi del rischio e il ruolo delle tecnologie.
  • Jacques Donzelot prospetta la nuova questione urbana: la disintegrazione sociale connessa alla diminuzione dei valori.
  • Alfredo Alietti raffronta l'analisi effettuata vent'anni prima con la situazione odierna (1999) di uno spaccato di case popolari a Padova, giungendo alla conclusione che la situazione non è mutata: è un quartiere a rischio. Tra le cause sono da annoverare la scomparsa dei luoghi di mediazione e il ruolo preminente del conflitto politico; ed il futuro non è roseo a causa delle sempre minori disponibilità finanziarie a sostegno dell'emarginazione.
  • Isabella Locatelli e Carlo Maccheroni riferiscono sulla ricerca effettuata dalla Bocconi sulle possibilità matrimoniali in rapporto alla vulnerabilità legate ai nuovi bisogni. Divorzi, affidi e impoverimento economico giocano un ruolo nell'instabilità matrimoniale e nelle sue conseguenze nel contesto sociale.
  • Marisa Bottiroli Civardi e Emma Zavarrone affrontano l'invecchiamento della popolazione in rapporto ai bisogni emergenti in una società che passa rapidamente ad una economia globalizzata e informatizzata, con anziani e disabili i più colpiti.
  • Emma Zavarrone presenta le caratteristiche del servizio di assistenza domiciliare integrata ed i problemi relativi al concetto e alla misurazione della qualità, oltre ad analizzare lo stato dell'arte dell'erogazione e fruizione di tale servizio (cad) sul territorio nazionale.
  • Carlos Barbè relaziona sull'inclusione ed esclusione dei migranti. Immigrati di ritorno, interni, diritti di cittadinanza in un mondo sociale complesso e mutevole, i cui bisogni non si risolvono tutti economicamente e perciò nemmeno troppo facilmente.
  • Luigi A. de Caro fa riferimento ai contributi di Georg Simmel sulla sociologia della povertà (come ambigua oscillazione tra il confine di esclusione e inclusione sociologica), le tipologie delle forme di assistenza e la fenomenologia del povero non occidentale: invisibile, omologo e globale.
  • Giulio D'Orazio colloca il fenomeno dei nuovi bisogni in un ambiente circoscritto (il Mediterraneo), nel quale una politica solidaristica economica comunitaria possa dirottare una parte delle risorse in investimenti sulle sponde africane, o in quelle non ancora sviluppate, per contribuire industrialmente e turisticamente allo sviluppo delle aree locali attraverso, ad esempio, ricettività per anziani e disabili bisognosi d'assistenza, incremento dell'agricoltura, ecc. ponendo, di conseguenza, un freno all'immigrazione nei paesi occidentali.

 

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