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Gli americani lo hanno capito fin dagli inizi del secolo scorso: quello che conta per vincere le battaglie politiche, economiche e di ogni altro genere, è imprimere nella mente della popolazione immagini che sostengano le tesi volute, anche se taroccate. Il martellamento propagandistico nel caso di ideologie, pubblicitario in quello commerciale, completeranno la sudditanza psicologica. L'informatore Economico-Sociale (IES) dello scorso 25 agosto ha riportato delle foto dell'agenzia Reuters circolate su Internet e pubblicate da Repubblica e Corriere della Sera, dimostrando che queste immagini sui massacri compiuti dalle truppe russe in Georgia altro non sono che un taroccamento per avallare le atrocità degli invasori russi. Infatti, si riconosce lo stesso personaggio in pose strazianti diverse e nello stesso luogo, che recita scene di disperazione evidentemente artefatte. La chiave di lettura (effemerocritica) che l'agenzia di stampa ne dà è la seguente: agli Usa occorre divulgare una cattiva immagine della Russia per convincere i paesi limitrofi ad aderire alla Nato.
Sullo stesso numero dell'agenzia IES segnaliamo, tra i vari articoli, un esempio di libertà di stampa che, valutato in chiave demodoxalogica, ha indicato la verità più probabile proprio perché nascosta. Il giornale Al-Dustur, pubblicato a Il Cairo, aveva svelato che l'assassino della cantante libanese Suzanne Tamim era un noto e potente uomo egiziano (poi arrestato): orbene, quel numero del giornale non è mai arrivato nelle edicole! Un commento ripreso sempre dalla suddetta agenzia di stampa, a proposito della bimba cinese che ha fatto finta di cantare in mondovisione il giorno dell'inaugurazione delle ultime olimpiadi: i cinesi copiano e riproducono tutto. Sarà anche vero, ma come in tutto il resto del mondo. D'altronde l'Occidente falsifica l'informazione, la musica, le guerre, i dittatori e tutto il resto. Perché i cinesi non possono farlo? Nell'ottobre del 1989 all'università di Bologna, durante la LX Riunione della Sips, il decano dei docenti di demodoxalogia sostenne, in proposito, che l'uomo non comunica più direttamente ma attraverso gli strumenti del comunicare, in quanto "i mass media hanno sostituito la presenza umana sul luogo degli eventi", pertanto l'uomo da protagonista è diventato strumento dell'immagine di se stesso (cioè della fiction dei mass media).
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