|
Vi sono vari modi di fare cultura: tradizionalmente dalle accademie alle università, ma nel nostro tempo si impone sempre più la comunicazione al pubblico attraverso mezzi tecnici (carta stampata, radio e televisione, internet) fino ad arrivare al contatto personale del comunicatore con il fruitore. Ecco un esempio probante di quest'ultimo modo: la visita guidata alla Scarzuola, un luogo tra sacro e profano, una sorta di villaggio morto, ma sempre vivo, per usare un ossimoro. Il nome deriva da una pianta lacustre (la scarsa), originata da un cespuglio di lauro e di rose piantato da Francesco d'Assisi che vi fece scaturire una fonte d'acqua. Era il 1218 e il santo vi costruì una capanna; in seguito sorse una chiesa, inizialmente ad una navata, poi ampliata a tre (navata dalla forma a barca rovesciata). Ci troviamo nella zona di Montegabbione (Terni) e l'opera francescana rappresenta un esempio storico-artistico di grande pregio.
Passiamo quindi dal religioso al laico, quando nel 1958 il comprensorio fu acquistato dall'architetto milanese Tomaso Buzzi, il quale vi realizzò "la città ideale" (sua definizione): una variegata serie di opere architettoniche e scenografie neomanieriste, permeate di simbolismi, allegorie e sensazioni riferite a diverse culture antiche e moderne. A questo punto torniamo alle considerazioni iniziali. Ecco che tutto il contenuto di quest'ambiente ci viene illustrato dall'attuale proprietario, Marco Solari - uno straordinario affabulatore (seguito passo passo dalla sua simpatica lupa Valentina) - con uno stile rigoroso ma scanzonato, dotto e semplice. Sicché il risultato che ne deriva è, senza dubbio, un esempio concreto di come si può avvicinare la cultura alla gente. Comunque per chi volesse avere un riscontro stampato è soccorso dalla stupenda pubblicazione Scarsuola, il sogno ermetico di Tomaso Buzzi di Stefano Bottini e Marco Nicoletti, edito da Percorsi d'arte. Altro sito di importanza storico-artistica è quello di un antico paese di montagna nella zona tra Cascia e Leonessa: Monteleone di Spoleto, un luogo abitato da aborigeni fin dal periodo protostorico e via via da etruschi, romani e poi possedimento dello Stato pontificio con delega alla ricca famiglia Tiberti. Quanto detto lo si ricava da un elegante e circostanziata pubblicazione: Pagine di storia di Monteleone di Spoleto, scritta da Ansano Fabbi e curata da Lino Carbonetti, edizioni Pro Loco. Un importantissimo reperto di questo comune è il carro bronzeo (la famosa biga) del secolo VI a.C. che dopo varie vicissitudini è finita al Metropolitan di New York. Ora è reclamata dal comune di Monteleone di Spoleto per la cui restituzione si stanno battendo con tenacia le autorità comunali monteleonesi.
|