| 15 Marzo 2009
Il panorama delle banche italiane è molto cambiato: tra fusioni, acquisizioni e cessioni gli istituti di credito più importanti hanno mutato denominazione o non esistono più. Attraverso quattro libri documentatissimi, ma quasi irreperibili, ripercorro la storia di quattro banche italiane limitandomi ai soli indici, in quanto la ricchezza di informazioni è tale che non basterebbe l'intero sito per darne conto.
Il Monte dei Paschi di Siena è la più antica banca italiana ancora operante. Come si legge in una pubblicazione di 428 pagine e 70 illustrazioni stampata e distribuita, secondo il frontespizio, il
"22 settembre 1913. Agli illustri ospiti, in Siena convenuti alla VII Riunione della Società Italiana per il progresso delle Scienze, offrono, in omaggio di alta considerazione e in attestato di sommo gradimento, gli amministratori del Monte dei Paschi."
Alla fondazione fu denominata Monte di Pietà, successivamente Monte dei Paschi, assumendo infine l'attuale insegna con l'apporto della Cassa di Risparmio, del Credito Fondiario e del Credito Agricolo. Il primo Monte di Pietà fu eretto nel 1472 per togliere agli ebrei il monopolio "dell'esercizio del prestito su pegno", cui "avevano contribuito con zelante quanto efficace propaganda" i frati minori francescani, distintisi in questo "in molti altri luoghi d'Italia durante l'ultimo trentennio del secolo XV". L'assetto organico del Monte dei Paschi data 2 novembre 1624. Nel 1912 dette vita alla Cassa nazionale per gli operai colpiti da infortuni sul lavoro, successivamente estesa anche agli agricoltori (Il Monte dei Paschi e le sue aziende, compendio di notizie storiche e statistiche (1472-1912), a cura di N. Mengozzi, Siena, Lazzeri, 1913).
La fondazione del Banco di Santo Spirito (poi confluito nella Banca di Roma) risale al 13 dicembre 1605. Per molti anni fu erroneamente fatta risalire all'anno successivo ma il documento originario (denominato Breve), con l'autografo di papa Paolo V (Camillo Borghese), toglie ogni dubbio in proposito. L'evento fu propiziato dalla necessità di denaro da parte del Vaticano per fronteggiare le spese necessarie all'Arciospedale di Santo Spirito e ai numerosissimi enti curiali e di beneficienza. Nella capitale, fin dall'inizio del Quattrocento, erano in funzione dei banchi (gestiti da banchieri privati) nel borgo del Rinascimento (di fronte a castel Sant'Angelo, con abitazioni disegnate da Bramante, Sangallo e Peruzzi). Tornata definitivamente a Roma la sede papale con papa Martino V nel 1417, dopo lo scisma, la città ebbe un rapido risveglio economico e col giubileo del 1450 si "rovesciò tanto oro a Roma che il resto d'Italia ne rimase quasi sprovvisto" (pag. 21): era il denaro "delle collette e delle decime" che affluiva alla Camera Apostolica. Nei successivi centocinquant'anni la gestione delle casse vaticane, affidata spesso a personaggi della nobiltà o banchieri, non fu efficiente e la curia fu coinvolta in numerosi fallimenti. La fondazione del Banco, avvenuta dopo lunghi colloqui del papa con vari esperti, intese risolvere una necessità della città e una gestione razionale delle casse vaticane. (Il Banco di Santo Spirito fondato da Paolo V con Breve del 13 dicembre 1605, a cura di Ermanno Ponti, prefazione di Luigi Capri-Cruciani, Roma, Ferri, 1941, pagine 318).
In una prossima puntata tratterò di altri due libri che si riferiscono alla Banca Nazionale del Lavoro e alla Banca d'America e d'Italia.
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