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copertina libro bank of italyCon riferimento al mio precedente articolo proseguo con la storia della nascita di altre due banche, ricavando le notizie da documentate pubblicazioni.

La Banca d'America e d'Italia è fra quelle che non esistono più (acquisita nel 1986 da Deutsche Bank).

Una Bank of Italy fu fondata nel quartiere della comunità italiana di San Francisco nel 1904 da Amedeo Pietro Giannini (morto nel 1949) che nel 1936 trasmise le redini al figlio Lawrence Mario, deceduto nel 1952. In questi cinquantadue anni la banca ebbe uno straordinario sviluppo negli Stati Uniti, con la denominazione assunta nel 1930 di Bank of America - National Trust & Savings Association, tanto che raggiunse i primi posti della graduatoria mondiale. Il successo ce lo spiega una pagina del libro:

"Giannini insegnò [agli immigrati] il vantaggio dei depositi a risparmio fruttiferi. Prestava 25 dollari a interessi bancari, spesso senza pretendere altra garanzia che i calli sulle mani del richiedente, mentre era raro che le banche di San Francisco concedessero prestiti inferiori ai 100 dollari, convinte che trattative così piccole fossero più un fastidio che un beneficio."

La Bank of Italy, occupandosi su vasta scala di rimesse in denaro e cambi, ebbe solide transazioni con la Banca d'America e d'Italia, un istituto milanese sotto il controllo della Bancitaly Corporation. La prima sede all'estero della Bank of America fu a Londra nel 1931: nel dopoguerra (1945) il governo italiano restituì alla Transamerica Corporation l'istituto sequestrato dal fascismo dopo Pearl Harbor, di conseguenza i dirigenti della Bank of America stabilirono con la Banca d'America e d'Italia una compartecipazione azionaria e una partecipazione alla ricostruzione italiana. (Marquis James e Bessie R. James, Biografia di una banca, Ruggero Aprile, Torino, 1970, pagine 366)

copertina libro bnlLa fondazione della Banca Nazionale del Lavoro, oggi acquisita da BNP Paribas, risale al 1913. L'itinerario che portò alla creazione del primo Istituto nazionale di credito per la cooperazione ebbe un parto travagliato. Un anno prima al congresso nazionale delle affittanze collettive Luigi Luzzatti, esponente del socialismo riformista, sostenne che:

"Lo Stato deve concedere alle organizzazioni dei lavoratori le stesse agevolazioni creditizie che concede alla borghesia; di fronte alle banche per le classi agiate, devono esserci quelle per le classi disagiate: il diritto è identico a quello del capitale."

Giovanni Giolitti, con una apposita legge del 15 agosto 1913, varò una soluzione di compromesso tra i fautori della partecipazione statale e le diffidenze dei contrari. L'esordio del primo consiglio d'amministrazione della Banca nazionale del lavoro e della cooperazione avvenne nel 1927, con Arturo Osio direttore generale e Ugo Scalori presidente. Due mesi dopo l'avvento del fascismo furono designati il senatore cattolico-popolare e ex ministro delle finanze Giovanni Bertone alla presidenza e il dirigente del fascio milanese Gaetano Postiglione alla vicepresidenza. Nel 1923 Benito Mussolini nominò direttore l'avvocato Paolo Terruzzi. Il credito agrario e quello edilizio furono fusi in una sola sezione autonoma di credito fondiario, escludendo i rappresentanti del credito cooperativo dalla gestione. Nel dopoguerra, sotto la gestione di Imbriani Longo, la banca intervenne nel Sud e a favore delle piccole imprese compensando l'occhio di riguardo verso la Fiat e l'Eni. Nel 1947 Alcide De Gasperi dispose il ritorno al credito per la cooperazione con 300 milioni versati dal Tesoro, 100 dalla Bnl e 5 dall'Istituto centrale delle banche popolari. Con l'ultima fiammata del miracolo economico (1965-1968) scomparve dalla scena la vecchia guardia e subetrarono lotte sotteranee e di trincea. Il resto è storia dei nostri giorni. (Valerio Castronuovo, Storia di una banca, Einaudi, Torino, 1983, pagine 386)

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