| 02 Luglio 2009

Come abbiamo accennato in Veline, bufale e partiti, la realtà è spesso mistificata, con la complicità dei mass media, per coprire fatti che l'opinione pubblica deve ignorare. In questi giorni è disponibile nelle librerie L'Anello della Repubblica di Stefania Limiti (Chiarelettere, 2009), un documentatissimo saggio che percorre la storia dei servizi segreti italiani dal periodo fascista alle Brigate rosse, svelando misteri, intrecci e bufale messe in giro proprio dal cosiddetto Anello (un superservizio di coordinamento), così denominato dall'allora ministro Giulio Andreotti.
Tra i moltissimi episodi citati nel libro, ricavati da interviste dirette con i protagonisti e documenti depositati, come la strage di piazza Fontana a Milano o quella alla stazione ferroviaria di Bologna (tanto per citare due luttuosi eventi ancora oscuri ma attribuiti ad organizzazioni segrete al servizio della Cia), spiccano moltissimi nomi di protagonisti e storie che si rivelano un po' diversi da quello che sapevamo. Per non togliervi il piacere della lettura citiamo solo un episodio: la fuga di Herbert Kappler dal Celio, l'ospedale militare di Roma.
Il generale Kappler, comandante della Gestapo a Roma, inquisito per la strage delle Fosse Ardeatine, per il carcere di via Tasso dove si torturavano i prigionieri e altre nefandezze, fu messo agli arresti nel citato ospedale militare, in una stanza al terzo piano, vicino all'ascensore: la sorveglianza del luogo (reparto chirurgia riservato agli ufficiali) fu affidata ai Carabinieri. Nello stesso periodo fu ospite nel reparto, in una stanza vicino a Kappler, l'attuale generale di brigata in pensione Amos Spiazzi: un inquisito per il colpo di stato di Valerio Borghese, che tuttora rivendica la telefonata che fermò i golpisti. Allora Spiazzi era un militare di carriera (dal 1952 al 1991).
Il 15 agosto del 1977 Kappler evase dall'ospedale: le veline di agenzia dell'epoca attribuirono il merito alla moglie che lo nascose in una valigia (sic) e uscì con essa. Nel libro invece si accenna al ruolo avuto, nel predisporre la fuga, da Licio gelli, maestro venerabile della Massoneria, in forza al Grande Oriente Romagnosi di Roma. Com'è noto, Gelli nel 1936 si arruolò nella Milizia volontaria di sicurezza nazionale, nel 1940 si iscrisse al Partito nazionale fascista e nel 1945 aderì alla Repubblica sociale; nel 1944 lo troviamo con i partigiani e nell'anno successivo come collaboratore dei servizi di sicurezza; poi in Croazia e quindi in Argentina dove fece i suoi primi affari. E sono noti i personaggi, di alto rilievo istituzionale, che Gelli riceveva al Grand Hotel Excelsior in via Veneto a Roma...
Storie che fanno riflettere sul ruolo avuto dall'Anello in un periodo ancora in gran parte da scoprire. Un Anello al servizio dei servizi segreti stranieri che vollero e organizzarono le stragi in nome dell'anticomunismo e del "pericolo rosso". Un coordinamento che abbracciava Gladio (un'organizzazione cara a Francesco Cossiga, che comprendeva civili disposti in caso di necessità ad affiancarsi ai militari), la Rosa dei Venti (in realtà OS, "organizzazione sicurezza") e altre sigle minori.
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