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Copertina atti convegno cooperazione

Nel 2008 il 98,4% dei contribuenti ha destinato il suo "5 per mille" ai 77 mila enti di volontariato (nel 2006 erano 29 mila) o alle cooperative sociali, secondo il principio della sussidiarietà: dove non arriva lo Stato, arriva il cittadino. Le donazioni, sempre nel 2008, sono state stimate in oltre 500 milioni di euro, ma non tutti questi 500 milioni sono andati alle organizzazioni non-profit (onlus) indicate dai contribuenti. Per una legge varata dal governo Prodi, non abrogata da Tremonti e Berlusconi, ai beneficiari arriva infatti solo il "3 per mille": così, per il tetto di contribuzione, la differenza del "2 per mille" è introitata dallo Stato. In sostanza un'altra tassa-beffa per i cittadini... Ma beffati sono anche le organizzazioni di assistenza ai disabili, di ricerca scientifica e medica, di volontariato e i gruppi sportivi dilettantistici: a causa della moltitudine di onlus beneficiate, dicono all'erario, i controlli e la distribuzione hanno prospettive temporali di erogazione non inferiori ai tre anni. Campa cavallo che l'erba cresce, dice un proverbio.

Capita pertanto a proposito, per definire il ruolo e l'importanza della cooperazione sociale, il volumetto edito dalla Maggio '82 con la sintesi degli atti del convegno su Cooperazione sociale, comunicazione e cittadini che si è svolto nel 2005 all'Istituto Luigi Sturzo. Il volume riporta la presentazione di Michele Marotta (docente emerito di sociologia e presidente onorario dell'Associazione nazionale sociologi), i saluti di Pietro Zocconali (presidente Ans), la relazione e le conclusioni di Anna Maria Coramusi (presidente Maggio '82 e vicepresidente Ans) e gli interventi di: Sandro Bernardini, Maurizio Bucaioni, Eugenio De Crescenzio, Mario De Luca, Luigi De Marchi, Maria Di Vietro, Giulio D'Orazio, Gabriella Gherardi, Giuseppe Guccione, Maurizio Marotta, Romano Mosconi, Giovanna Palumbo, Enzo Patierno, Francesco Maria Piccari, Irene Ranaldi, Andrea Rocca e Angela Soccio. La pubblicazione - ricca di riferimenti legislativi, sociologici, storici, indice analitico, tabelle e grafici di indagini svolte - in sostanza traccia il seguente panorama che esponiamo sommariamente, sintetizzando e accorpando i vari contributi degli intervenuti. 

La cooperazione sociale rappresenta un veicolo di primaria importanza che ci permette di procedere per mano verso un avvenire più roseo e in modo democratico; quale organismo sociale costituisce una ricchezza aggiuntiva rispetto alla somma della ricchezza intellettuale e professionale dei membri del gruppo. In un momento di profonda trasformazione della società il movimentismo si è messo in gioco pensando all'integrazione e al riscatto delle categorie svantaggiate attraverso i due compiti che l'impresa sociale deve portare avanti: una battaglia culturale protesa verso i valori del solidarismo etico e una mirata al confronto con le politiche e le cultura esistenti. Ripercorrendo, per esempio, le ultraventicinquennali radici delle cooperative Capodarco e Maggio '82, occorre dire che oggi migliaia di persone sono inserite nel mondo del lavoro: è quindi ora di pensare ad una nuova fase che riconosca alla cooperazione sociale la qualifica per interagire stabilmente nelle politiche del lavoro e dello sviluppo del territorio, considerando che gli utili sono investiti in nuovi posti di lavoro.

Nella nuova idea di lavoro collettivo si configura una relazione diversa tra lavoratori e soggetto committente. E' il cittadino che, forte dei suoi diritti fondamentali di cittadinanza, attribuisce alla cooperazione sociale il modello di sviluppo della società di domani. Le interazioni che avvengono in una cooperativa sociale, tra svantaggiati e non, mirano alla crescita dell'impresa attraverso regole condivise. La cooperativa è quindi un insieme di soci giuridicamente autonomi: pertanto dovrebbe essere riconosciuta, qualunque sia il numero dei soci che la compongono, ente giuridico collettivo anche attraverso precisi principi di bilancio, obbligatori e verificabili. Questo in quanto al centro della cooperativa sociale c'è l'interesse pubblico; svariate leggi nel corso degli anni sono intervenute a regolamentare la materia. Se lo sviluppo nasce dall'equilibrio sociale (quindi tra la sinergia delle diverse parti di un sistema) il compito è spostare questo equilibrio in favore del Terzo settore attraverso l'approvazione del ddl sull'impresa sociale.

In presenza dell'Unione europea che finanzia specifici programmi, occorrono nuove relazioni tra gli enti intermedi e quelli istituzionali. Il call center si pone come servizio sociale non solo evitando lunghe code agli sportelli ma anche attraverso la collaborazione tra cittadini e enti pubblici con un rapporto di assistenza più diretto. L'auto-aiuto è la risposta delle capacità insite nell'essere umano per il superamento delle situazioni critiche; praticamente passa attraverso una sociologia umanistica basata sull'approccio teorico e operativo della microsociologia e del consuling. Di fronte al bisogno di tutela sempre crescente dei cittadini, negli Usa è sorto lo strumento della conciliazione attraverso l'apporto attivo di un privato che favorisce la transazione con piena soddisfazione dei contendenti: questo si configura come un percorso socio-culturale.

Se la famiglia è un soggetto centrale, occorre dare attuazione alla norma che le riconosce la capacità giuridica di autotutela e autopromozione, attraverso la cooperazione sociale, valorizzandone l'agire; i principi cardine cui si ispirano i movimenti cooperativi mondiali sono ancora i sette stilati nel 1844 dai tessitori di Manchester. Rileggere il ruolo dell'associazionismo familiare è un tema sociologico affrontato da vari autori; da una parte c'è il rischio della deresponsabilizzazione del pubblico che trova la giustificazione dietro la soggettività dei bisogni, dall'altra la possibilità che la dimensione privatistica tenda ad assumere carattere strumentale e particolaristico: la prospettiva solidale meno esposta a esiti degenerativi sembra quella del terzium tra pubblico e privato. Per integrare i disabili nella vita quotidiana occorrono vari soggetti spesso carenti nello scambio di informazioni: è un problema che occorre superare per migliorare il servizio sociale.

In conclusione, i valori della cooperazione sociale, imperniati nella soddisfazione dei bisogni collettivi, promuovono l'emancipazione delle fasce più deboli e svantaggiate producendo quella solidarietà intesa come connettivo sociale a più voci. La relazione di Coramusi sulla cooperazione sociale in transitium, con annessa ricerca sul campo e analisi dei dati, completa il volumetto di 178 pagine, stampato nel  2009, che dovrebbe essere sul tavolo di tutti gli operatori pubblici e privati del Terzo settore e della solidarietà.

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