| 16 Ottobre 2009
I giornali degli altri è un libro pubblicato nel 1990 dall'editore Bulzoni con il sottotitolo "storia contemporanea del giornalismo inglese, francese, tedesco ed americano: dal primo dopoguerra ad oggi". Questa storia del giornalismo ebbe un tale successo che nel 1994 venne ristampato. L'autore? Massimo Olmi, giornalista radiotelevisivo e docente ai corsi di specializzazione in demodoxalogia. Non poteva essere un altro a scrivere un saggio del genere: Olmi, dopo la laurea all'università di Roma Sapienza, si iscrisse infatti alla Facoltà di giornalismo dell'Università internazionale per gli studi sociali Pro Deo (l'attuale Luiss); quell'università - fondata dal frate domenicano dell'ordine dei predicatori Felix A. Morlion e diretta dallo studioso di opinione pubblica, ex allievo di Paolo Orano, Carlo Barbieri - ebbe tra i docenti anche Federico Augusto Perini-Bembo, il più importante divulgatore della demodoxalogia.
Fra i numerosissimi allievi che si diplomarono al termine del primo corso biennale promosso dalla Pro Deo possiamo annoverare un manipolo di cultori che poi si dedicarono alla demodoxalogia: l'attuale decana della disciplina Dora Drago Lopez Jordan, Silvana Folliero, Anna Maria Bianco, Andrea De Rosa, Giovanni Mammucari e - appunto - Massimo Olmi. Per i corsi universitari di demodoxalogia svolti da Perini-Bembo, titolare della cattedra di Storia del giornalismo, Olmi scrisse nel 1953 la dispensa Giornalismo stampato negli Stati Uniti d'America (edizioni Ateneo di Roma).
Il 31 marzo 1989 alla conferenza su "Giornalismo ed opinione pubblica", organizzata in occasione del cinquantenario della docenza di Perini-Bembo, Olmi svolse la relazione "Insegnare giornalismo oggi", ma già aveva preparato la nota introduttiva al suo saggio sui giornali degli altri. Ne riporto la conclusione:
"Il mio lavoro è indirizzato agli uomini di cultura storica, agli studiosi di giornalismo, agli allievi delle scuole di giornalismo (nel prossimo futuro prenderà il via presso la Facoltà di Scienze Politiche di Roma una scuola di giornalismo in collaborazione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti, del cui corpo docente farò parte), a tutti coloro - infine - che si rendono conto del ruolo preponderante che i giornali sono chiamati ad assumere in questa che è sempre più la società della comunicazione."
Per la verità l'animatore della scuola, il mediatore tra il Rettore e l'Ordine dei giornalisti, nonché colui che stese la bozza del programma fu proprio Olmi, che vedeva con lucidità l'importanza dei mezzi di comunicazione nella società del duemila. "Informare per formare" sostenevano i primi demodoxaloghi riferendosi alla disciplina. Purtroppo Olmi non vide coronati i suoi sforzi: morì prematuramente dopo qualche anno, poco dopo la figlia deceduta in un incidente d'auto. Il suo lavoro fu sussunto da altri, ma il libro che ci ha lasciato lo colloca tra i grandi della storia del giornalismo. Una pubblicazione così documentata e ricca di informazioni e tabelle, per ogni singolo paese citato, che rende impossibile una recensione completa e articolata. Possiamo solo dire che coloro che non abbiano letto le pagine di Olmi non dovrebbero parlare di "comunicazione" e opinione pubblica in quanto mancherebbe loro la visione storica del giornalismo connesso alla democrazia, secondo la famosa osservazione di Ed Murrow (l'uomo che inventò il telegiornalismo), con la quale Olmi chiude il suo saggio:
"C'è qualcosa di molto peggio di un giornalista libero che teme di essere servo, è un giornalista servo che si vanta di essere libero".
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