| 02 Dicembre 2009
Il 24 ottobre scorso su "Via Po" - supplemento settimanale di Conquiste del Lavoro, quotidiano del sindacato Cisl - si è colta l'occasione dell'uscita del libro di Jacques Julliard La regina del mondo; il potere dell'opinione pubblica (prefazione di Ferruccio De Bortoli, Marsilio, 2009) per aprire un dibattito, appunto, sull'opinione pubblica (proseguito sui numeri successivi del settimanale): proprio mentre in provincia di Viterbo la Società italiana di demodoxalogia svolgeva un seminario sullo studio delle opinioni pubbliche, organizzato da Stefania Gianni per gli studenti del Conservatorio dell'Aquila.
Nell'articolata recensione del libro, Salvatore Speranza ha posto al centro il problema dell'influenza dell'opinione pubblica in rapporto alle trasformazioni della vita politica dell'Occidente. Dal sistema della rappresentanza della sovranità popolare per delega a un ceto politico ragionevolmente liberale e sociale si è passati infatti alla dossocrazia: una sorta di democrazia fondata sull'intervento permanente dell'opinione pubblica negli affari pubblici. Ma è un intervento apparente, fondato sulle immagini della televisione, sugli interventi nella Rete, su sporadiche manifestazioni di dissenso o assenso e, soprattutto, sui sondaggi. La classe politica perpetua il proprio potere lasciando al popolo l'apparenza di un libero controllo e intervento.
Più o meno quello che nel citato seminario ha sostenuto Mascia Ferri (autrice di Come si forma l'opinione pubblica; il contributo sociologico di Walter Lippmann, Franco Angeli, 2006) addentrandosi nella tecnica dei sondaggi che, specie al giorno d'oggi, non corrisponde più alla fotografia dell'opinione pubblica di un certo universo, ma ad una edulcorazione delle istanze degli interpellati che ricorda la famosa storiella del pollo di Trilussa ("risurta che te tocca un pollo all’anno: e, se nun entra ne le spese tue, t’entra ne la statistica lo stesso perché c’è un antro che ne magna due"). Evidentemente per Ferri c'è qualcosa che non va, a monte dei sondaggi. Quello che la demodoxalogia ha risolto con l'analisi dei frattali e della leadership (si veda il nostro corso online). Sull'argomento ha precisato De Bortoli nella prefazione: la politica torni ad ascoltare il territorio, a battere il marciapiede!
Il territorio per i demodoxaloghi è suddiviso in frattali (porzioni) e il marciapiedi è l'intervista-colloquio svolta a tavolino e non per corrispondenza o al telefono tramite questionari; è una conversazione per tratteggiare il profilo dell'intervistato e conoscere il suo ambiente di vita e di lavoro.
La democrazia diretta non solo è impossibile ma è un mito, ha sostenuto Franco Cardini associando l'opinione pubblica al fantasma della libertà, chiedendosi se sia mai esistita. Ha quindi sviscerato i programmi televisivi che più che informare lo spettatore, lasciandogli il diritto di farsi democraticamente un'opinione, lo frastornano e pilotano con un rumore assordante che a lungo andare, con la disaffezione del pubblico, somiglierà al silenzio. Selezionare e gerarchizzare i temi, educando quello che i demodoxaloghi chiamano pubblico virtuale del piccolo schermo e dei giornali, sembrerebbe la ricetta del giornale della Cisl.
Quello che andiamo spiegando da oltre quarant'anni con la definizione demodoxalogica di pubblico soggettivo, oggettivo, virtuale e che nella nostra permanenza nella redazione di Conquiste (più di vent'anni orsono) non hanno saputo o voluto comprendere. Forse, ora, i tempi sono cambiati e le nuove generazioni di giornalisti del sindacato sanno vedere al di là del quotidiano.
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