| 19 Ottobre 2007
Le critiche ai programmi televisivi aumentano, gli spettatori incominciano a essere stanchi dei soliti programmi scopiazzati da questa o quella rete, le apparizioni dei politici sono considerate sceneggiate e piacciono solo quando si tirano le torte in faccia o litigano in malo modo (quello sì che è vero spettacolo!).
La televisione aveva sostituito la presenza delle masse nell'agone politico e nelle piazze, in quanto affidava al mezzo televisivo la capacità taumaturgica di rappresentarlo nel momento stesso della contemporaneità dell'evento. Venendo meno l'importanza del grande schermo nella vita di ogni giorno, assistiamo al riflusso nelle piazze nell'illusione di poter contare qualcosa.
Ecco quindi i presunti cinquecentomila elettori di Alleanza Nazionale convenire a Roma al Colosseo per rispondere all'appello di Gianfranco Fini per il comizio contro il governo di Romano Prodi e l'aspirante a tale carica Walter Veltroni; i partecipanti alla marcia per la pace di Assisi, alla manifestazione indetta dai comunisti italiani, a quella dei sindacati confederali, degli studenti, degli statali, dei cobas, per non menzionare le trecentomila firme raccolte da Beppe Grillo e le plebiscitarie adesioni al referendum sul welfare, per non parlare delle primarie per la scelta dei dirigenti locali e dei costituenti del Partito Democratico.
Uno sciopero oggi, una manifestazione domani, una chiassata dopodomani, qualcosa sta cambiando. Una serie di piccoli fermenti (gli impulsi demodoxalogici di vivacità secondo Michele Del Vescovo) che si succedono sempre più a distanza di tempo ravvicinata (l'indagine demodoxalogica nel nostro corso online) sono il segnale di un mutamento di rotta nell'opinione pubblica.
Il popolo vuole influire sulle scelte che riguarderanno la sua vita. La tendenza già si era capita vent'anni orsono (si veda il recente post tratto dall'Inchiesta demodossalogica sul postindustriale): è la rivalutazione e affermazione di sé in contrasto con le istituzioni, i poteri e le ideologie politiche, religiose ed economiche dominanti.
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