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Tutti i sondaggi danno Silvio Berlusconi in inarrestabile ascesa: i suoi primi tre mesi di governo hanno talmente soddisfatto gli italiani che il grado di accettazione è del 72% della popolazione interpellata, una cifra mai raggiunta sinora dal premier. Nel chiedersi cosa è piaciuto, la risposta è stata "il decisionismo". Infatti si è colta una notevole differenza con le rissaiole e inconcludenti riunioni del precedente governo di Romano Prodi, costretto a fare il pacioccone mediatore tra opposte fazioni, dando tre fette di salame a uno, la mortadella all'altro e una bufala campana al terzo. Certo Berlusconi è facilitato dal fatto che buona parte dei suoi uomini di governo e che siedono in parlamento se li è scelti o li ha fatti nominare in virtù di una legge elettorale bulgara. Ma molto ha concorso nell'opinione pubblica la rapida soluzione al problema napoletano della mondezza, ma non è tutto qui.

Cosa ha fatto di speciale a Napoli il presidente del consiglio? Ha ordinato a chi era istituzionalmente preposto a ripulire la città, ma che in passato si era distratto, di fare il proprio dovere; sottolineando con un commissario ad hoc e qualche militare con automezzo la volontà di far rispettare la richiesta. L'inceneritore? Si farà. I bacini di stoccaggio della nettezza urbana? Smistamento e tamponamento in corso. Niente di eccezionale, bastava decidere; cioè guidare lo stato come si amministra un'azienda. Ma non è scaturito da ciò il successo dell'immagine vincente, anche perché il caso Napoli non può dirsi risolto e mondezzai analoghi sono in varie parti del Paese. Cosa ha contribuito allora?

La strategia vincente del cavaliere consiste nel fare di ogni sua pisciatina un evento mediatico. Esempio: l'apparenza pubblicitaria di un corteo di decine di ministri, sottosegretari, esperti, giornalisti, sarde e tonni che - in mondovisione - si sono recati a Napoli alla prima adunanza del consiglio dei ministri, e alle successive riunioni sempre con la grancassa al seguito. L'appariscenza di un presidente del consiglio che, a differenza dei precedenti dimessi e anonimi comunicatori, si presenta con lo scudo presidenziale e le bandiere (manca solo quella di villa Arcore, per completare il tono di trionfo) facendo concorrenza ai grandi della terra: George Bush, Wladimir PutinNicolas Sarkozy. Al popolo piace il luccichio dell'apparenza, anche perché le paillettes dell'immagine rafforzano il ricordo dell'evento ma non i contenuti. Il popolo, distratto dai problemi quotidiani, si appaga di ciò che sembra, senza approfondire le suggestioni delle immagini.

Le forze di polizia in Italia ammontano a trecentomila effettivi (tra polizia comunale, carabinieri, guardia di finanza ecc.); in decine di anni trascorsi non hanno, globalmente, fronteggiato con successo la criminalità tanto che il governo ha inviato tremila soldati di rinforzo e, d'incanto, la gente ora si sente sicura. Possibile che bastavano solo tremila soldati in tutta Italia per risolvere il senso di sicurezza? Di cui duemila per ambasciate, monumenti e cattedrali e mille per il pattugliamento delle città. Mille, cioè cinquecento perché nel pattugliamento si va in coppia. Il sindaco di Milano Letizia Moratti non molti mesi fa sosteneva che solo per la città da lei amministrata ne occorrevano quattrocento. I mille sono invece sparsi in una dozzina di capoluoghi di provincia; chi sa far di conto giunge alla conclusione che sono meno di cento (andando in coppia cinquanta) e che in pattugliamento ne andranno molto meno di venticinque per via dei turni. Orbene, in un capoluogo di provincia come Roma, Milano, Genova, Napoli, Bari ecc. le strade da mettere sotto controllo sono più di venticinque: cosa potranno fare venticinque soldati?

Il popolo è però contento e si sente più sicuro. Tutto effetto delle paillettes o lustrini, che sono la stessa cosa. Ma non solo da noi. Negli Usa il candidato del partito democratico alla Casa bianca è Barack Obama: l'uomo del cambiamento. Lo hanno proclamato alla convention mediatica i Kennedy, i Clinton, e le altre caste (non conosciute dal gran pubblico) che gestiscono da generazioni il partito; come vice ci sarà un ultrasettantenne che da oltre trentacinque anni siede al Congresso: un bel cambiamento, non c'è che dire! Volto nuovo e la parolina magica "change" ed il popolo osanna. Intanto i Berlusconi locali si stropicciano le mani: l'immagine Usa si era appannata, e anche l'economia; ora l'America svolta ma tutto rimarrà uguale.

Se non fosse così saremmo allora proprio arrivati allo stravolgimento mondiale dell'ecosistema e persino della statistica geopolitica.

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