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Silvio Berlusconi passerà nella storia contemporanea come il governante più invidiato dai suoi colleghi internazionali. Non per la ventata di innovazione nella creazione di un movimento politico, sempre in evoluzione e trasformazione (da Forza Italia al Popolo delle libertà). Neppure per la fantasia dimostrata nel governare e neanche per l'ambizione di assurgere alla figura di statista.

Non sarà invidiato neanche se, come è molto probabile, salirà il Colle per succedere al presidente della repubblica Giorgio Napolitano, alla scadenza del suo mandato (così come è nei voleri che gli sono stati annunciati dal suo angelo custode). Non per l'assunzione dell'alta carica dello Stato (ancora in divenire) o per la familiarità con la creatura celeste che lo consiglia e lo protegge (in quanto non tutti i politici credono nell'empireo) e, dobbiamo aggiungere, neanche per essere il paperone della politica, poiché molti altri politici di tutto rispetto (per fama e potere) hanno o hanno avuto un discreto patrimonio tale da essere citato nelle classifiche mondiali. Patrimonio che qualsiasi politico (statisticamente) è stato ed è in grado di triplicare o quadruplicare senza rischio nel corso della sua attività politica.

 

Certo, essere il proprietario di tre reti televisive, azionista in molte case editrici di giornali quotidiani e settimanali e indirettamente (cioè attraverso i suoi mandatari di fiducia) della stessa rete televisiva statale ha il suo peso, specie per chi combatte nell'agone politico. Così come merita la dovuta considerazione essersi equiparato al pontefice della Chiesa cattolica in conseguenza del cosiddetto lodo Alfano che lo libera da qualsiasi possibile incursione giudiziaria prima come presidente del consiglio e poi come presidente della repubblica; il papa essendo infallibile e giuridicamente un monarca a vita (eletto dal conclave dei vescovi) è infatti improcessabile.

Certo, la ricchezza, le mani sull'informazione, un partito personale gestito (modernamente) come un'azienda, la maggioranza assoluta in parlamento e l'impunibilità hanno il loro peso nel montare l'invidia contro un politico più unico che raro, che neppure il più fantasioso degli scrittori aveva mai descritto prima del suo avvento. Ma non è tutto qui.

Con l'ultimo decreto legge (strumento con cui ha la consuetudine di governare) per salvare le banche dal tracollo (dopo aver salvato l'Alitalia e Air One) ha creato un meccanismo perfetto per erigersi in regnante assoluto. Lo Stato acquisirà il pacchetto azionario di quelle quote di deficit dichiarato dalla banche, in base al possesso di azioni entrerà nei consigli d'amministrazione e - di conseguenza - controllerà le aziende commerciali, industriali e maniffaturiere attraverso l'erogazione o il diniego del credito. Di fatto sottomettendo l'industria, il commercio e l'agricoltura alle decisioni di quell'angelo custode del popolo italiano incarnato dal cavaliere di Arcore. Quale altro capo di governo ha i poteri del nostro presidente del consiglio? Oltretutto ottenuti democraticamente attraverso il consenso popolare delle elezioni, così come il 28 ottobre del 1922 il popolo, i giornali e la borghesia manifestarono il loro consenso a Benito Mussolini (un altro cavaliere) che con la marcia su Roma si era ripromesso di risanare la nazione dalle conseguenze della prima guerra mondiale.

 

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