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Al tempo dell'antica Roma l'anfiteatro del Circo Massimo era un luogo di divertimento gioioso in contrapposizione alla crudele arena del Colosseo; da una parte la corsa delle bighe (l'odierno trotto) e dall'altra leoni e gladiatori (sostituiti nella civiltà moderna dalle partite di calcio). La gioiosità del raduno si è tramandata nei secoli: infatti il Circo Massimo ha visto folle applaudire cantanti, tifosi esultare per la conquista dello scudetto, feste per l'addio di un leader e - nell'immediato dopoguerra - incontri notturni per il libero amore.

L'adunata promossa dal Partito Democratico ha rispettato la tradizione di gioiosità nell'incontrarsi e manifestare. Ma al di là del teatrino sul numero dei partecipanti c'è ben poco da dire. I dirigenti del partito c'erano tutti, sorridenti e in bella mostra sul palco: si abbracciavano salutandosi con grande effusione. C'erano i Verdi pronti a un ritorno tipo ulivista e anche Antonio Di Pietro (Italia dei valori) per raccogliere le firme sul referendum contro il lodo Alfano. La novità: Walter Veltroni sulla pedana in mezzo al popolo, quasi a sottolineare il distacco dal palco della vecchia dirigenza che - in un'ottica di vero riformismo - dovrebbe essere messa in pensione. Se cambiare si può (secondo lo slogan del Pd) la prima cosa da cambiare sarebbe la casta politica che domina nelle sezioni e nell'assise nazionale da quasi quarant'anni, senza accorgersi che il mondo non è più quello di una volta.

Lo stesso Veltroni è inadeguato: è a mezza strada tra il bonario parroco impersonato da Romano Prodi, l'arringatore delle folle Palmiro Togliatti o il carismatico Enrico Berlinguer; dovrà scegliere quale personaggio interpretare oppure passare la mano. L'opinione pubblica è stanca di stare sempre nel guado ad aspettare gli eventi e il cambiamento: attende una scintilla e un capo carismatico, con presenza, timbro di voce e argomentazioni nuove.

Veltroni ha davanti un partito tutto da costruire con un popolo in attesa del suo partito e dei relativi contenuti. Un partito che si tiene in virtù di una immutabile classe dirigente (capace di traslocare da una sigla all'altra) con dei consolidati clienti nei duecento iscritti della propria sezione. Gli slogan non bastano, la gente oggi vede, parla e si informa. I cattivi esempi degli yacht, degli appartamenti all'estero, delle amicizie bancarie, dei figli mandati a studiare all'estero o all'università degli industriali e gli abiti firmati sono disdicevoli per coloro che sostengono di rappresentare quel popolo che arriva alla fine del mese con difficoltà, che non ha sicurezze e non vede un futuro. O si rappresenta la sinistra, cioè chi vive di stenti e sacrifici, o si è a destra con il capitale delle banche e dell'imprenditoria; solo Alcide De Gasperi e Aldo Moro seppero coniugare le due cose.

Se Veltroni non riuscirà a imbracciare la scopa per fare un repulisti correrà il rischio, prima o poi, di finire nella spazzatura. Per la folla è facile passare da uno stato d'animo all'altro: dalla gioiosità all'esasperazione.

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