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Sino a poco tempo fa il ministero della Giustizia si chiamava di Grazia e Giustizia e al ministero degli Affari Interni esisteva una sezione specifica per la "beneficenza". La grazia era il privilegio feudale del principe o della santa inquisizione della Chiesa nel concedere il condono della pena, a discrezione del concedente; così come l'assistenza o beneficenza dello stato moderno era in funzione più di un interesse politico clientelare che della reale necessità di aiuto ai bisognosi.

Noi discendiamo da una cultura che vedeva dei soggetti padroni e decisori di tutto (le baronie delle famiglie cosiddette nobiliari e quelle collegate alle proprietà ecclesiastiche) che elargivano ai sottoposti (contadini e proletariato) la possibilità di lavorare nei campi o nei palazzi in cambio del vitto e di un alloggio di fortuna. L'avvento dello stato moderno liberale e socialista ha mutato i rapporti di forza, dato dignità ai sottoposti, garantito il diritto al lavoro, come recita anche la nostra costituzione, ma il concetto che qualcuno al di sopra del cittadino debba provvedere ai suoi bisogni è rimasto. Per fortuna, poiché è compito fondamentale dello Stato approntare quelle misure necessarie per far fronte ai bisogni della sua popolazione.

Il fatto è che la soluzione delle esigenze degli amministrati è rimasta ancorata ad una mentalità discrezionale che fa perno sull'elargizione del benefattore che si ingrazia il suo pubblico e conquista il suo quarto d'ora di notorietà, invece di porre in atto quelle politiche necessarie a dare stabilità di sussistenza, non attraverso misure una tantum  di assistenza pubblica ma con incentivi finalizzati alla creazione di posti di lavoro. In momenti di crisi ben venga un aiuto dall'elemosina, ma in periodi di deficit statale spargere le risorse dello stato in una serie di provvedimenti, singolarmente insufficienti per risolvere le esigenze sia dei poveri sia delle aziende, aggrava la situazione generale del Paese. Al momento potrebbe sembrare un toccasana, ma finito l'effetto la situazione si ripresenterebbe com'era. A fronte di avvenimenti eccezionali, così come ci hanno spiegato, serviranno provvedimenti eccezionali.

L'eccezionalità (la svolta epocale) per essere tale deve manifestarsi anzitutto in una nuova mentalità che affronti i problemi in modo difforme dal passato. Abbandonare la politica dell'emergenza assistenziale per concentrarsi sullo sviluppo dell'occupazione in vista di prospettive per il futuro. Quindi finanziamenti, riconversioni, sgravi fiscali per quelle aziende trainanti e strategiche che offrono lavoro o che si riconvertono o certificano l'innovazione e la qualità.

I consumi possono crescere solo se c'è lavoro, quindi stabile occupazione. Altre vie non ci sono. Nel turismo e in molti settori manifatturieri l'Italia può recuperare molte posizioni dando così un notevole apporto prospettico e di fiducia ai lavoratori disoccupati o in aziende in crisi.

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