| 30 Dicembre 2008
Stanno prendendo corpo alcune teorie che, nell'intento di riformare la democrazia, cioè di allargare formalmente la partecipazione e il potere dei cittadini, alla lunga porteranno verso un regime cosiddetto forte: la dittatura morbida.
Molti parlamentari, anche di sinistra, e qualche giornalista sostengono che il consenso del popolo elettore è alla base della legittimazione del potere; chi vince le elezioni riceve il mandato di governare in quanto è stato delegato a questa funzione dalla maggioranza dei cittadini. Il ragionamento è giusto: peccato che in nome del popolo ci si senta anche legittimati a compiere forzature della costituzione, prevaricazioni e tutelarsi dalle indagini giudiziarie (con conseguente inamovibilità dalle cariche anche se colti in fragranza di reato).
Il parlamentare è delegato dall'elettore a rappresentarlo, non a violare le leggi.
Ancora più pericolosa la proposta di far eleggere al popolo i giudici (anche quelli senza esperienza e conoscenza della giurisprudenza?): l'idea sembra sostenuta da gruppi di cittadini evidentemente interessati o manovrati per fini facili da immaginare.
Ma il fine ultimo non sarà quello di consentire che i giudici li scelgano i partiti, in quanto legittimi rappresentanti dei politici eletti col consenso del popolo? A questo punto il cerchio si chiuderebbe!
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